Nell'inchiesta della Procura di Brescia che vede indagato il legale Giuseppe Caldarola spunta a sorpresa un altro nome: il coinvolgimento del padre Angelo, già comandante della polizia stradale di Reggio nei primi anni Novanta ed ex vicequestore a Brescia, attualmente questore nella città di Trento, accusato di abuso d'ufficio per aver dato una spinta alle pratiche illegali di regolarizzazione di persone straniere di cui si occupava il figlio avvocato. Altre otto persone risultano indagate, tra cui tre stranieri già in carcere e cinque italiani, per il reato contestato di violazione delle norme vigenti in materia di immigrazione e falso.La vicenda
Gli agenti della squadra mobile di Reggio, su ordine della magistratura di Brescia, hanno arrestato l'avvocato Giuseppe Caldarola, 31 anni, originario di Avellino (e figlio dell'attuale questore di Trento ed ex comandante della Polstrada reggiana Angelo), già candidato consigliere alle ultime elezioni comunali a Reggio nella lista civica guidata da Luigi Piscopo - a sua volta ex ispettore di polizia -, dove ottenne solo 18 preferenze.L'accusa è quella di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina attraverso la fornitura di documenti falsi (in cambio di alcune migliaia di euro) per permettere agli stranieri di entrare illegalmente in Italia. La copertura per l'operazione illegale, invece, sarebbe stata effettuata tramite fittizie richieste di manodopera da parte di finti datori di lavoro italiani in occasione del decreto flussi del 2007, meglio noto come "Click-day".
Giuseppe Caldarola è stato arrestato su disposizione del giudice per le indagini preliminari, che ha accolto le richieste della Procura presentate al termine di un'indagine sviluppatasi nel comune capoluogo di provincia lombardo e culminata nell'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Brescia Fabio Salamone. Il legale campano, che esercita la professione in città ed è impegnato spesso nel risolvere problemi di natura burocratica a cittadini stranieri, ha ottenuto per il momento gli arresti domiciliari e in questi giorni sarà ascoltato dai magistrati.
Nell'inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Brescia, è coinvolto anche un ex agente della polizia municipale ora in pensione, il cittadino di Vezzano Giacomo Vescovi, per il quale è stato disposto l'obbligo di firma. L'indagine è scaturita dai controlli sui permessi di soggiorno di alcuni cittadini pakistani che risiedono nel bresciano, risultati falsificati e riconducibili, secondo gli inquirenti, all'avvocato Caldarola: un giro di documenti illegali che non si restringe al singolo caso, perché sarebbero almeno sette le persone coinvolte nelle indagini della magistratura di Brescia, tra cui quattro cittadini originari del Pakistan già tratti in arresto che, secondo le prime risultanze, proprio in Emilia avrebbero acquistato i permessi contraffatti.












