Facebook Twitter You Tube Google Plus
Giovedì 23.05.2013 ore 06.33
49 Commenti
  • Aumenta dimensione testo
  • Diminuisci dimensione testo
  • Invia articolo
  • Stampa articolo
Miten Veniero Galvagni

Osho reloaded


di Miten Veniero Galvagni


Il giorno 23 settembre di trent'anni fa, mi giungeva dall'ufficio postale di una sperduta città americana una letterina da me tanto attesa. Conteneva il nome, che tuttora sono fiero di portarmi addosso, che il mio principale Maestro Spirituale, guardando una mia foto risalente a un mese prima, aveva deciso di affibbiarmi. Ogni giorno penso a lui con gratitudine immensa, dato che, con quel nome (e con alcune esperienze maturate nel suo "ambiente"), la mia visione del mondo, e dunque la mia vita, sono cambiate di molto, credo in meglio.



In occasione di questo trentennale, come potrei non pensare a lui ogni giorno, giorno dopo giorno? Oltre a tante sue foto che sbucano da ogni cassetto che apro, possiedo anche la fodera, di colore lilla, di uno dei suoi cuscini preferiti. E, allora, "mi ritorni in mente, bello come sei, forse ancor di più" (sottofondo di parole e musica di Mogol-Battisti).

Il giorno 19 gennaio ricorre l’anniversario della morte del corpo fisico di Osho. Il suo corpo era nato il giorno 11 dicembre 1931 a Kuchwada, nello Stato dell’Unione Indiana del Madhya Pradesh, da genitori giainisti appartenenti a una famiglia molto numerosa. Ora le sue ceneri sono raccolte nel Samadhi, un riadattamento parziale della casa dove lui ha trascorso gli ultimi quattro anni di vita terrena fino alle ore 17.00 del giorno 19 gennaio 1990, nel suo Ashram sito in Koregaon Park, Pune, Maharastra. Di lui e del suo mondo ho già scritto molto altrove. Ora desidero ricordarlo con qualche flash relativo al mio secondo viaggio (Luglio 1984) nella sua “città futura”, in Oregon, e con qualche divagazione sui nomi, a cominciare dal suo, dato che nei nomi, da che mondo è mondo, sono contenuti sia l’essenza, sia il destino delle persone che li introiettano nella loro identità.

Osho è un titolo altamente onorifico in giapponese, e da lui è stato spesso usato in questo senso in moltissimi insegnamenti sui Maestri Zen, ma che lui stesso preferì spiegare, in riferimento a se stesso, ricorrendo alla pronuncia dell’inglese oceanic, nell’accezione conferitale dallo psichiatra-filosofo William James, quando questi aveva trattato, agli albori del XX Secolo, dell’esperienza religiosa “oceanica” e mettendo in evidenza il soggetto che ne fa l’esperienza.

Attraverso una sua discepola, da lui autorizzata a condurre tale cerimonia, ho avuto l’iniziazione al neo-sannyas (dal sanscrito samnyasa, cioè “rinuncia” sottintendendo “al mondo”, per la plurimillenaria tradizione induista, ma che Osho, con l’introduzione di quel neo, volle cambiarne radicalmente il sottinteso, spostando l’attenzione dalla rinuncia “al mondo”, alla rinuncia “ai giochi del mondo”). Tale cerimonia si svolse nell’agosto 1982, in provincia di Alessandria, in località Villabella, e in quell’occasione mi fu messa al collo “la” mala (sanscrito sostantivo femminile: “collana”) da Ma Deva Prapatti. Invece il nome spirituale, Swami Prem Miten (Swami, inglesizzazione del sanscrito Svami, che comunque si pronuncia Suami e che significa ”Maestro di se stesso”, termine usato per tutti i monaci induisti, ma anche per non monaci particolarmente ritenuti “avanti” nel loro percorso spirituale, poi Prem, che significa sia “amore” che “cuore”, e infine Miten: ”un amico”, un amico generico, mi giunse dall’Oregon, dove lui in quel periodo si trovava, due mesi dopo. A scrivere le lettere dall’Oregon era una fedele assistente di Osho (sono indeciso su quale sia stata esattamente quella che mi ha scritto la lettera: in quel periodo ce n’erano due, rimaste accanto a lui anche dopo il tradimento futuro della parte più consistente del suo staff).

In ogni caso, qualunque delle due sia stata, Osho stesso dettava i nomi, e ha voluto ridimensionare il nome sacro Maitreya (dal sanscrito: “l’Amico”) che i buddhisti sanno essere il nome del prossimo Buddha storico, che non si sa bene quando verrà, e che Osho stesso, prima di autonominarsi Osho, aveva adottato per sé. Si era autonominato proprio così, Maitreya, dopo che per quattro giorni e quattro notti si era sentito posseduto dall’energia del futuro Buddha Maitreya. Al mattino del quinto giorno, Osho comunicò che Maitreya se n’era andato, “per incompatibilità di energia tra l’ospitante e l’ospitato”. La storia è un po’ complicata, sconosciuta ai neosannyasin recentissimi (dall’anno 2000 in poi); non molto conosciuta da quelli che lo sono diventati tra il 1990, anno della morte del corpo di Osho, e il 2000; e forse dimenticata, o non registrata da molti tra i discepoli più “antichi”, per cui vale la pena di raccontarla, e io la ricordo bene.

Osho si autonominò Maitreya perché si era, sì, sentito posseduto dall’energia di questo quinto e ultimo Buddha terrestre non ancora comparso, e che dovrebbe manifestarsi quando anche la sola parola Dharma (la Verità esposta da Buddha Shakyamuni) sarà priva di senso per gli umani, ma soprattutto perché era pressato, e stressato, dalle insistenze dei suoi discepoli più vicini che volevano chiamarlo con un nome qualunque, purché fosse un nome (dato che lui aveva rinunciato a tutti i suoi precedenti nomi) per non chiamarlo solo “tu” o “lui”. A questo punto non può non venirci in mente il nome spirituale che il suo Maestro diede a Tiziano Terzani una decina d’anni dopo. Anam, in sanscrito: “senza nome”.

Certo, invece che Miten, Osho mi avrebbe potuto chiamare Mitra (sanscrito e hindi: “amico”), che assomiglia molto a Maitreya, ma per un italiano ex militante di Lotta Continua sarebbe stato un po’ compromettente… Sarebbe stato soprattutto provocatorio nei confronti degli aderenti al culto del dio Mitra, culto a inizio indiano, poi rafforzatosi nell’area iranico-iracheno-egiziana e ancora successivamente diffusosi sui territori dell’intera Europa attuale con l’esclusione dei paesi scandinavi, che la storia delle religioni ci insegna essere sovrapponibile al culto del dio Sole. Tale culto, con l’imperatore Costantino, nel quarto Secolo d.C., divenne sovrapponibile, anche nel giorno della ricorrenza annuale, il 25 dicembre, al culto di Jeoshua (“Gesù”) Chrestòs (dal greco: “l’Unto”) “il Messia”, dall’ebraico mashiah, che gli ebrei tuttora stanno attendendo. Per tutti, dispute cristologiche a parte, “Gesù Cristo, il Messia”.

In ogni caso, in India si usa mitra per dire amico, non per battezzare qualcuno, secondo qualcuno che la Hindi, sottinteso lingua, al femminile, la conosce un po’. Viene così in aiuto la desinenza –en, diminutiva o vezzeggiativa (ma questo l’ho scoperto diversi anni dopo) che giustapposta alla radice Mit- (indoeuropeo e specificamente tedesco: “con”) fornisce, come risultato, “un amico qualunque”, “un amichetto qualunque” o, meglio, “un amicuzzo” (spero senza allusioni alla Mafia siciliana). Nella lettera in inglese, che ancora conservo, c’è scritto, come traduzione di Miten, “a friend”, non “The Friend”, o anche, semplicemente “Friend”.

Ma perché sto insistendo tanto su queste precisazioni apparentemente solo filologiche? Per chi non l’avesse ancora capito, lo ripeto: nel nostro nome c’è il nostro destino, anzitutto nel nome che ci hanno dato i nostri genitori, o chi per loro, ma soprattutto se si tratta di un nome attribuito da qualcuno che di nomi se ne intende e che viene ricevuto da qualcuno che, consapevolmente, riconosce in questo qualcuno tale competenza. Ebbene, il nome Miten me l’ha dato proprio Osho, guardando una mia foto e facendosi leggere una letterina che gli avevo scritto, in cui, tra l’altro, assecondando le mie manie di grandezza prontamente frustrate, gli chiedevo di chiamarmi Siddhartha (sanscrito: “colui che è ricco di poteri”), lo stesso nome di Siddhartha Gautama, il quarto buddha storico, Buddha Shakyamuni.

In quel periodo, come ho già detto, Osho si trovava in Oregon, a Rajneeshpuram (“Città -o essenza- di Rajneesh”) e si chiamava ancora Bhagwan Shree Rajneesh (soprannome, quest’ultimo, che gli era stata affibbiato sin da bambino, ragazzo, adolescente, per le sue abitudini notturne di girarsene da solo per il suo villaggio e quelli limitrofi quando c'era la luna piena, e che significa, appunto, ”Signore della luna piena”, che si pronuncia Ràj-nìsh -“Re, o Signore, della luna piena” - mentre Shree si pronuncia Shrì, come si dovrebbe anche correttamente scrivere, se non ci fossero di mezzo i soliti invadenti anglofoni, ed è un titolo onorifico che sta, nuovamente, per “signore”, che può essere conferito a qualsiasi essere ritenuto degno di particolare rispetto, tanto da essere usato oggi anche con i capi clan della malavita indiana, mentre Bhagwan, brutta translitterazione inglese del sanscrito Bhagavan, significa “beato”, “santo”, “fondatore di religioni”). Il suo nome e cognome anagrafici, in hindi devanagari, sono Chandra (“luna”) Mohan (“che tocca il cuore”) Jain (“giaina”).

Lui era lì, nella “sua” città futura mai portata a termine per aperte ostilità “esterne” e per tradimenti dolorosi “interni”, nella contea di Wasco, nell’Oregon desertico centrale, a trenta chilometri da Antelope, la città più vicina, e a quattrocento chilometri da Portland, capitale dello Stato dell’Oregon, in un ranch di proprietà dell’Associazione Internazionale a lui intitolata (Big Muddy Ranch, “fattoria del grande fango”) estesa su duemilacinquecento ettari, cioè dieci chilometri per due e mezzo.

Se ne stava in silenzio, tranne qualche parola con chi pareva a lui. Niente insegnamenti pubblici (la cosa è durata tre anni), ogni pomeriggio giro lungo in Rolls, dettatura, a qualche sua discepola particolarmente vicina, di risposte a lettere di richiesta di nome e di indicazioni sul percorso da seguire (esplicitamente spirituale o meno, ma lui non faceva distinzioni) che gli arrivavano da tutto il mondo.



Io ho seguito questa procedura. Assieme al nome mi è arrivata, con la risposta, anche un’indicazione di percorso. Tutto scritto in lingua inglese, con la sua firma sotto, in hindi: “L’essenza dell’uomo religioso è dire di sì alla vita, qualunque sia la cosa che la vita ti presenta”, e un dictum post scriptum, da parte di Prapatti, bravissima psicoterapeuta, cui ho subito telefonato dopo aver ricevuto la letterina, e lei mi ha detto: “Miten, ricorda di dire di sì anche ai tuoi no…”.

I neo-sannyasin che al suo insegnamento si ispirano, i suoi semplici simpatizzanti, gli indifferenti, e persino i suoi nemici, compresi i suoi assassini, sia pure per diversissimi motivi, in un ventaglio compreso tra la riconoscenza per aver avuto la vita scaravoltata dall’incontro con lui, e l’accusa di essere un imbroglione plagiatore di coscienze, credo siano sempre stati concordi in una sola cosa, letta ovviamente in modo diametralmente opposto: nel ritenere Osho un gran Maestro di tante cose, ma soprattutto di abilità nel confondere la mente.

A quei tempi, anche le persone che erano state a lui molto vicine, soprattutto se di formazione psicoterapeutica, avevano simili abilità. Su questa storia del dire di sì ai miei no, ad esempio, e contemporaneamente di dire sì, sempre e comunque, alla vita che, concretamente vissuta, induce per sua natura a dire molti no, ci ho passato molte notti insonni… E ancora, credo, non l’ho capita per bene nemmeno oggi, a trent’anni di distanza…

Comunque, parlare del proprio Maestro, parlare dell’amore per il proprio Maestro, significa parlare di se stessi, parlare dell’amore che si prova nei confronti di se stessi. La prima volta che l’ho visto da vicino, mezzo metro, e lui mi ha guardato con uno sguardo sornione, ma fulminante, qualcosa ha cominciato a muoversi, dentro di me. Osho era un grande schermo su cui decine di migliaia di persone proiettavano il loro film. E il suo essere uno schermo assolutamente fermo e assolutamente bianco, permetteva proprio a tutti di proiettare il loro film.

C’erano dei film chiaramente prodotti a Disneyland, c’erano sicuramente anche film che avevano come regista Ingmar Bergman. C’era sicuramente anche la variante dei film anni Trenta, in bianco e nero, qualche corazzata Potëmkin come nel caso mio, nei primi giorni della prima volta che ero stato lì, ma c’era anche la variante alla Spike Lee, nero di New York, regista di film molto poetici nel loro realismo quotidiano. Ma, soprattutto, c’erano dei film che parlavano di liberazione, di ritrovamento di se stessi, di desiderio di stare assieme e di costruire la propria vita con le proprie mani, avendo deciso di dare un taglio con tutto ciò che poteva appesantirla e che non permetteva di essere se stessi, negli anni che ci attendevano, infiniti, davanti a noi. Perché c’era un’idea di infinito davanti a noi. Molti di noi avevano già sperimentato l’altra grande utopia della rivoluzione, qualche anno prima. E tutti questi occhi e questi occhiali, occhi a mandorla, occhi rotondi, occhi chiusi, occhi aperti, occhi spalancati, occhi azzurri, occhi neri, occhi di tutti i tipi che si chiudevano, si aprivano, riflettevano il film che stavano proiettando.

La sua presenza... lui bianchissimo sul podio, così fragile, così lontano, così irraggiungibile e al tempo stesso così presente negli occhi di qualsiasi persona ti fosse vicino, anche nello specchio degli occhiali Ray Ban di qualche guardia del corpo supercorazzata, col fucile a pompa… Sì, proprio con il fucile a pompa, e un elicottero di ex reduci dal Vietnam, con tanto di mitragliere pronto a sparare, che sorvolava la sua Rolls lungo il percorso lungo cinque miglia (più di otto chilometri), quando alle due del pomeriggio iniziava il suo giro lento, guidando lui, e ogni tanto si fermava o rallentava ancor di più, per guardare qualcuno di noi…


Quando partiva dalla sua casa, le nuvole in cielo si fermavano… me l’ha fatto notare una sua discepola indiana, un giorno, accanto a me, un’indiana con la sari rossa (femminile!) e la mala al collo, bianchissima di capelli, molto anziana, che mi arrivava sì e no all’altezza dello stomaco… e poi ho controllato, nei giorni successivi: aveva ragione lei…

Dalle colline attorno, i cow boy oregoniani ci sparavano addosso, per fortuna, che io sappia, senza mai colpire nessuno. Perché ci sparassero addosso, con l’intenzione di colpire lui, certamente non era solo una questione di xenofobia armata. Era anche dovuto ad una vendetta per le enormi stupidaggini compiute da Ma Anand Sheela, la sua segretaria di allora, criminale fuggita in Svizzera (solo dopo un anno da quando l’avevo vista l’ultima volta marciare impettita davanti alla Rolls di Osho con una 44 Magnum in una fondina alla cintola, e bene in vista) con quasi tutti i soldi dell’associazione intitolata ad Osho, indiana di nascita che conosceva i veleni da versare sia dentro che fuori gli acquedotti del ranch, molto più esperta in veleni di tutta la dinastia Borgia messa assieme, e non molto rispettosa dei confini del ranch, spesso da lei spostati dentro le case dei cow-boy di The Dulles, la zona circostante, catturata in Germania e imprigionata in Svizzera per sei anni…

Quante ne ha combinate Sheela… ad esempio quando, ha convinto migliaia di homeless (“senza casa”), cittadini americani, raccattati per le strade disperate di Portland, San Francisco, Los Angeles, a trasferirsi lì, al ranch, allettandoli con promesse che già sapeva di non poter mantenere, al fine che i votanti alle imminenti elezioni amministrative fossero in numero superiore agli abitanti oregoniani doc, cosa che poi avvenne puntualmente, e il municipio di Antelope fu trasferito dentro il ranch, con tanto di sindaco discepolo di Osho. Gli ex homeless, tutt’altro che cretini, e avendo ben verificato l’attitudine da kapò di Sheeela, in parte minima hanno scelto di restare al Ranch, chiedendo a Osho di diventare suoi discepoli, ma la maggior parte se n’è andata schifata di tutto l’andazzo (le promesse da paradiso terrestre fatte loro da Sheela e dai suoi accoliti, a fronte di un lavoro manuale da “internati”, giorno dopo giorno) per tornarsene in autostop a Portland, San Francisco, Los Angeles, ma non prima di aver minacciato di morte Sheela (mai far incazzare un homeless!) e di averla certamente anche malmenata.

Swami Darshano e Swami Chidananda erano presenti, e non hanno certo dato una mano a Sheela… Quanto Osho fosse al corrente di tutto ciò è tuttora materia controversa tra i suoi estimatori e i suoi detrattori. Personalmente sono propenso a credere che ne fosse ben al corrente, ma che abbia scelto di lasciar fare a Sheela tutto quello che le pareva, fino a quando, lei già scappata con la sua banda, venuto a conoscenza di un tentativo di avvelenamento del suo amatissimo discepolo dentista, ha denunciato di persona tutti i misfatti di Sheela al Fbi.

Osho era per tutti noi un grandissimo schermo. Coloro che lo hanno avvicinato da poco o pochissimo tempo, o lo avvicineranno in futuro attraverso i video, o attraverso i suoi libri, dal momento che non è più nel corpo, avranno a disposizione uno schermo ancora più ingigantito dove gettare tutte le proiezioni. Da quando ha lasciato il corpo, la sua popolarità, a livello mondiale, è aumentata di molto, come lui stesso aveva previsto.

Io, anche se l’ho visto da ben vicino quando ancora era nel corpo, e ho ascoltato e letto un’infinità di sue lectures sia prima che dopo la morte del suo corpo fisico, non so proprio dire chi sia Osho. So però che Swami Prem Miten lo ha amato sopra ogni altra cosa, secondo solo a sua figlia, per molti anni, e credo che, tuttora, stia cercando di decifrare quel film proiettato allora e che ancora ama tanto profondamente.

Perché me ne fossi innamorato non lo so. Perché lo ami ancora, sia pure di un amore tranquillo, non lo so. Sono stato vittima di un plagio, ipnotizzato a tradimento dal più grande ipnotista del mondo? Non lo so… forse… ma non me ne frega un bel niente, i risultati sono stati eccellenti, anche a una valutazione posteriore di trent’anni.

Mi sono stancato di chiedermi chi fosse in realtà Osho e perché io lo abbia amato e lo ami tuttora così tanto, proporzionalmente a quanto questa domanda mi veniva, e tuttora, ma sempre più raramente, mi viene fatta da altri, da altri che un po’ conoscono le storie della mia vita: “Ma che cosa ha di tanto speciale?”. Il fatto che mi venisse ripetuta tanto spesso, mi ha aiutato a pormela da solo sempre meno, fino a quando, a un certo punto, questa domanda è caduta, circa una decina di anni fa: non so assolutamente perché ho amato e perché amo Osho. So però che l’ho amato, che lo amo e so che ciò che sempre ho desiderato che il suo sogno fosse presente, in modo molto preciso, anche se con “modalità filtrate” dalla mia morale e dalla mia esperienza anche professionale, in tutto ciò che da allora ho contribuito a mettere in piedi, a livello di associazioni, scuole, comunità residenziali…



È forse proprio per queste mie “modalità filtrate”, che mi sono sentito quasi costretto (per mia sola volontà, ben s’intende) a prendere le distanze, con passi sempre più lunghi con il passare degli anni, dalla “Chiesa ufficiale” di Osho. Una distanza ora incolmabile, per me all’inizio molto dolorosa, ma ora tranquilla, tra il mio cuore e ciò che ho visto accadere nel “suo” mondo, nel cui interno, e da parte di persone ben precise, sono state compiute scelte che dubito fortemente che Osho avrebbe approvato.

Tuttavia, distanze dal suo mondo ufficiale a parte, io non posso parlare di Osho in quanto “persona”, né posso parlare della qualità del mio amore per lui. Posso però parlare di Miten, e posso parlare dell’amore che Miten provava per se stesso. Ogni discepolo ha la sua storia da raccontare quando parla di un Maestro, perché ogni discepolo è diverso dall’altro e il Maestro è sempre lo stesso. Per questo se ne dicono tante sui Maestri.

Quanto più sapevo ascoltare il mio cuore e quanto più amavo me stesso, tanto più concedevo a me stesso di essere lì, a vivere esperienze che, fino a poco tempo prima, non avrei mai immaginato di potermi concedere di vivere. Quanto più volevo bene alla parte di me stesso che dentro di sé, da sempre, aveva la nostalgia dell’incontro con un Maestro vivente, tanto più, in quei momenti, io amavo Osho. Ed è così anche ora a distanza di tanti anni: quanto più mi consento di voler bene a me stesso, tanto più accade che amo Osho, anche se ha lasciato il corpo da più di vent’anni.

Ha lasciato il corpo, devastato dal tallio radioattivo somministratogli a tradimento dall’amministrazione Reagan, cristiano-fondamentalista, per mano dell’Fbi, quattro anni prima, nel carcere di Oklahoma City, ivi trattenuto per tre giorni e tre notti, all’oscuro di alcuni suoi discepoli molto vicini, tutti fermati e imprigionati a Charlotte, North Carolina, e lui, solo lui, trasferito a Oklahoma City.



Finalmente, dopo essere stato avvelenato senza saperlo (il tallio radioattivo, che inizia a compiere la sua azione devastante solo dopo qualche mese, glielo mettevano dentro il cuscino della branda, nella cella in cui era rinchiuso) e contattati i suoi fedelissimi era riuscito a tornare in India, a Pune. E’ stato costretto a girovagare con il suo aereo per mezzo mondo, per più di un anno, ma nessun governo gli permetteva di fermarsi. l’amministrazione Reagan aveva diffidato tutti i governi alleati di permettere al suo aereo di fermarsi, se non per rifornirsi di carburante, e tanto meno di far scendere lui, Osho. Era stato condannato a Portland, dopo essere stato avvelenato a Oklahoma City, per due soli reati, (su trentacinque inizialmente contestatigli): favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e celebrazione non valida di matrimoni (ambedue giustificabili in successione, dalla difesa, per l’ottenimento della green card, l’ambitissima “carta verde”, documento necessario agli stranieri per diventare cittadini americani, sposando un/a americano/a). Tuttora si tratta di reati belli e buoni per la giurisprudenza americana, peraltro reati che, negli Stati Uniti di allora, con l’allontanamento a tempo indeterminato dal suolo americano e con il pagamento di una multa di 400mila dollari, non conducevano al carcere e di dollari pronti ce n’erano ben più che 400mila, che sono poi serviti per il patteggiamento, ma i giudici di Oklahoma City avevano voluto fare, per lui, un’eccezione assassina… rompeva troppo le scatole, con i suoi discorsi sul potere, sui politici, sulla religione, sul sesso.

Mentre Osho, partito da Portland, e ancora in giro per i cieli di mezzo mondo, Swami Deva Majid (“Magia Divina”), ce la stava quasi facendo, con il governo italiano, a permettergli di fermarsi in Italia con un’incredibile operazione di controinformazione che solo Majid, con tutte le sue conoscenze e la sua spericolatezza fantasiosa e concretissima al tempo stesso, era allora in grado di fare coinvolgendo attivamente personaggi non solo come Marco Pannella, il che già non era poco, ma anche Giorgio Gaber e Federico Fellini e altri di questa stazza intellettuale, ma a quel punto Osho era già sfinito.



Majid, nominato da Osho stesso suo ambasciatore per l’Italia, primo obiettore di coscienza politico italiano contro il servizio militare, che ha trascorso un periodo di vacanza relax a Gaeta, carcere militare, ma che poi, tornato a Milano, avendo perso i peli ma non il vizio, fonda “Gli studenti della città”, il primo mensile di controinformazione… viene arrestato per possesso di droga (leggera) e si fa sette mesi di carcere a San Vittore, dove sua sorella Marina, eccezionale terapeuta junghiana e autrice di fiabe per bambini (cioè per anagraficamente adulti), si dedica come può al recupero di anime perse colà rinchiuse, e sembra ci stia riuscendo.

Ma adesso basta parlare di Majid, anche se lo meriterebbe… Ritorno dunque ad Osho: come si può parlare di uno schermo su cui proiettiamo incessantemente dei film, dal momento in cui siamo consapevoli che sta accadendo questo? Se stiamo proiettando un film, dello schermo non possiamo parlare. Possiamo solo parlare del film che stiamo proiettando, perché non vediamo lo schermo.

Io ho visto il mio film. Aveva gli odori, i suoni, il caldo, il freddo, il venticello, a volte il sole accecante, le strade polverose, a volte le notti stellate, con le stelle a portata di mano, l’odore dei trucioli sotto la mensa e migliaia, migliaia e migliaia di persone di tutte le età e le razze, vestite con i colori del sole. Gli scuolabus gialli a decine, quelli che si vedono nei film, che giravano portandoti da un posto all’altro del ranch. Si fermavano solo se vedevano in lontananza arrivare la Rolls di Osho e si buttavano di lato… a Osho piaceva guidare come un matto… e tutti giù dal bus con le mani giunte nel segno del namaste.

Un giorno con mia moglie e mia figlia di dieci anni eravamo al lago… vediamo arrivare, avvolta da un turbinio di polvere, la Rolls di Osho, e tutti noi fuori dall’acqua, in costume da bagno fermi, con il saluto d’omaggio regolamentare, mia figlia si mette a correre verso Osho e lui rallenta, fino a fermarsi, per guardarla sorridente da vicino. I suoi sguardi… per quanto mi riguarda, un suo sguardo da mezzo metro di distanza. Un altro stato di coscienza per mezz’ora… mi sono rotolato su di un prato ed ero in un altrove dove mi sentivo finalmente vivo, intero, infinito… era la prima volta che mi succedeva e se non ci fossero stati due sannyasin di Milano chissà quando sarei tornato in questo mondo. La musica, dalle nove alle dieci e mezza del mattino. Contea di Wasco, Antelope, Oregon centrale. Krishnamurti Lake, Vimalkirti Airport, Jesus Grove, Rajneesh Mandir, tutti luoghi significativi dentro il ranch. Le tende sconfinate sulle colline e le rocce che spuntano dalle colline, da dove ti aspetti di veder scendere gli indiani che rincorrono la diligenza.

Posso parlare del sudore nel percorrere i chilometri che separavano il Rajneesh Mandir, “tempio” di Rajneesh, dal luogo dove si faceva colazione e dove c’erano tutti gli uffici. C’era anche, vicino alla “Multiversity of Being” (Multiuniversità dell’Essere), una cassetta per le lettere di chiunque gli volesse rivolgere una domanda. Almeno cento volte ho strappato, all’ultimo, il foglio con le domande che mi venivano… Il mio film cominciava a prendere una forma che poi sarebbe continuata nella comunità Vivek, ex Macondo, il mitico Macondo di Mauro Rostagno (in seguito Swami Anand Sanatano) e di Andrea Valcarenghi (in seguito Swami Deva Majid) a Milano, qualche mese dopo, ma questa è già un’altra storia (a questo proposito, vedi Swami Deva Majid: Alla ricerca del d/io perduto. Come e perché Andrea Valcarenghi è diventato Swami Deva Majid, Sugarco Edizioni, Milano 1979. Ricordo subito che Majid è tuttora Direttore della rivista “Re Nudo” e che, prima del libro sopra ricordato, aveva già scritto “Underground a pugno chiuso”(1974) e “Non contate su di noi”(1977).

Ps: Per chi desiderasse conoscere un po’ meglio alcune cose da me solo accennate in questo scritto, consiglio la consultazione dei seguenti libri, oltre che girare un po’ su Internet, a partire da Google, alla voce “Osho”.

1) Majid Andrea Valcarenghi e Ida Porta (Ma Deva Ida, che prematuramente ha lasciato il corpo): Operazione Socrate. Il caso Osho Rajneesh. Come e perché è stato ucciso il Maestro spirituale più discusso della nostra epoca, Tranchida Editori, Milano 1995. Questo è il libro più documentato, quanto meno in lingua italiana, sulle nefandezze del governo Reagan a danno di Osho, riportante particolari che nemmeno il libro seguente mette bene in evidenza. Ricordo bene che Majid aveva un plico, alto almeno 20 centimetri, fornitogli dal suo sopra citato amico Marco Pannella che l'aveva trafugato non so dove, in cui c'erano ben chiare le indicazioni da parte del governo Reagan, rivolte al governo Italiano, di consentire all'aereo di Osho di atterrare sul suolo Italiano solo per fare rifornimento di carburante, ma, al tempo stesso, di non consentire né a Osho, né ai suoi discepoli che erano con lui su quell'aereo di scendere a terra. Spero che tutti, in quell'occasione, fossero stati colti da diarrea e poliuria acute.

2) Ma Prem Shunyo (Sandy Pengelly): I miei giorni di luce con Osho. Il Nuovo Sutra del Diamante, Edizioni del Cigno, Peschiera del Garda (VR) 1995. Ed.or.: Diamond Days with Osho, 1992.

3) Judith Coney: Osho Rajneesh e il suo movimento, Elledici, Leumann (TO) 1999.

4) Swami Anand Veeresh: Osho. In compagnia del Maestro 1974-1990, La Stanza Editrice, Bizzarone (CO) 1999. Ed. or.: Hanging out with the Master 1974-1990, 1990.

5) Miten (Veniero Galvagni, Swami Prem Miten): Il prisma e l’arcobaleno. Sul rapporto tra Maestro e discepolo, Aiet (Associazione italiana di evoluzione transpersonale), Correggio (RE) 2000.

6) Osho, attraverso il pazientissimo e strabiliante lavoro di Ma Prem Sarito (Carol Neiman): Una vertigine chiamata vita. Autobiografia di un mistico spiritualmente scorretto, Mondadori, Milano 2003. Ed. or. 2003, senza titolo né nome dell'autore.

7) Azima Vincenzo Rosciano: La mia vita con Osho. Le sette porte del cammino spirituale, Xenia 2011. Azima è bravo, scrive bene, è stato con Osho 12 anni, è medico, omeopata, musicista e guaritore.

8) Swami Anand Videha, incaricato da Osho stesso di tradurre le sue lectures in Italiano, cosa che lui fa incessantemente da almeno 35 anni, mettendo all'inizio di ogni libro di Osho, all'interno della prefazione, qualche notizia utile, e inedita, per conoscere sempre meglio particolari interessanti del Maestro.

9) Swami Swatantra Sarjano: L'incanto d'arancio. Il viaggio a Poona e la conversione di un militante in crisi. Ma l'Oriente ci incanta davvero? Un dibattito fra Sarjano, M. Sinibaldi, R. Venturini, P. Verni. Savelli editore, Roma 1979.

10) Raznovich Camila(già Kamla): Lo rifarei, Dalai Castoldi, Milano 2010.

11) Rostagno Maddalena(in collaborazione con A. Gentile): Il suono di una mano sola, Il saggiatore, Milano 2011.

12) Majid Valcarenghi, Kabiro Vogel, Paolo Faccioli (già Rajendra), Nitamo Montecucco, Shoba Arturi, Aurora Maggio(Aurora), Viren Sambonet, Shantena Sabbadini: Politica e Zen. Un nuovo Manifesto, Feltrinelli, Milano 1990.

Ora la parola passa all’accusa, anche se il primo dei tre volumi sotto citati è chiaramente mosso dal rancore della guardia personale di Osho, esperto in arti marziali, da Osho liquidato in quattro e quattr’otto quando si è reso ben conto che questo ruolo gli stava montando un po’ troppo la testa. Nel secondo l’autrice mette a nudo i suoi dubbi su Osho, ma si capisce come a lui volesse ancora bene quando ha scritto il volume, nel mentre spara a zero su molte persone vicine a Osho, in particolare su Sheela, autrice del terzo volume sottocitato, del quale esiste solo l’edizione in lingua tedesca che, tradotto, significa: Non uccidetelo! Troppo tardi Sheela, te ne sei andata malamente troppo presto e hai scritto il libro troppo tardi.

1) Hugh Milne (ex Swami Shivamurti): Bhagwan, il Dio che fallì, Armenia Editore, Milano 1987. Ed. or.: Bhagwan,The God That Failed, 1986.

2) Kate Strelley (ex Ma Prem Avibha) e Robert D. Sans Souci: Ultimo Gioco, Sperling-Kupfer Editori, Varese 1989. Ed. or.: The Ultimate Game, 1987.

3) Ma Anand Sheela: Toten ihn nicht!, Walter Schinagl, Munchen 1996.

Per concludere su questi ultimi tre libri citati, c’è da tener presente la forte e allettante pressione economica allora esercitata dalle case editrici su chiunque fosse disponibile a scrivere qualcosa di sputtanante sia su Osho, sia sul suo mondo. Per i primi due ne sono quasi certo. Anche io, dopo la mia tempestosa uscita, con mia moglie e mia figlia, dalla Comunità di Vivek, ho ricevuto una proposta telefonica dalla Bompiani.

Per quanto riguarda Sheela, sono più propenso a credere che si sia trattato di un tentativo, da parte sua, di difendersi preventivamente dai karateka, dodicesimo dan, che per un po’ di tempo, dopo la morte fisica di Osho, hanno continuato per anni a cercarla in Svizzera e Germania.

Per quanto riguarda il coinvolgimento del Vaticano nell’avvelenamento di Osho, il mistero è ancora irrisolto… anche se solo i più disinformati sono all’oscuro che gli agenti segreti di tutte le agenzie di sicurezza del mondo, quando possono, tra loro si scambiano dei favori, e che una delle agenzie più temibili al mondo è proprio quella vaticana che, in codice, si chiama “l’Entità”.


  • Condividi:
  • Aggiungi a Del.icio.us
  • Aggiungi a Technorati
  • OKNotizie
21/02/13 h. 17.22
Swami angelo dice:

Ciao miten sono swami angelo da Padova, tengo un'osho center. Ti ho sempre letto con piacevolezza e curiosità'. Anch' io sono un discepolo della prima ora e ti leggo con piacere esporre il tuo essere discepolo. Una cosa non capisco: perché' non resti collegato con la comunità di osho che per me non può che essere osho international pune! Secondo me questa connessione fa parte di essere ora un discepolo di osho! Love

18/02/13 h. 15.53
Caro Miten dice:

A parte tue allusioni che offendono soprattutto te,
non ho proprio capito perché non hai più risposto.
Ovvero...più esattamente non amo farmi dei pregiudizi (sai com'è c'è già la maggior parte del mondo che ci vive.. e se ne fa...si fa coi pregiudizi..).
Saluti comunque.

24/12/12 h. 11.24
Sole dice:

Grazie Miten!! per ciò che hai raccontato su Osho, mi dai qualche pezzo in più che si aggiunge al puzzle. Sto incontrando parecchie persone che hanno preso il sanniyasin, alcune persone eccezionali; altre si spacciano per Swami, ma poi li scopri feriti e arrabbiati se non segui l'amore, se non vivi nell'amore secondo i loro insegnamenti egoici. A questo punto mi sembrano solo frasi poco interiorizzate.
Non è vero che l'amore vero quando lo incontri, lo senti, lo vedi, traspare, riconosci l'autorevolezza, così come hai detto tu? è come vedere lo schermo bianco, in cui si proietta il proprio film!!! Scorgi in lui davvero il maestro!!
Credo che le persone non si incontrino per caso, ma che la consapevolezza di cui si parla spesso sul web sia utopia, follia collettiva. C'è molta voglia di appartenere, alcuni forse si lasciano plagiare o indottrinare, ma non dura per sempre!!! Ogni persona segue gli insegnamenti coi tempi e le modalità che vuole e non è necessario cambiare nome per cambiare il proprio destino, o andare a Puna, o in Olanda presso Veeresh. La persona che ho conosciuto si frusciavano parlando di Osho, per carità è stato un grande maestro!!! Ma piano piano ho sentito che ciò che diceva questa persona di mia conoscenza, era il chiaro segno che doveva sentire di appartenere a qualche gruppo per paura di essere solo, solo e fuori dal coro. Ritengo di avere tanti ma tanti limiti, tante paure, tanto da imparare. Continuo a leggere Osho e a seguirne gli insegnamenti, ma cercherò di farlo senza andare in Oriente, senza allontanarmi dalla città, dal mondo. Come diceva Tiziano Terzani, non è necessario scalare l'Himalaya per trovare se stessi, la verità è dentro di noi. Resto nel mio mondo, con tutte le contraddizioni, con tutti i miei limiti, non critico le azioni o i pensieri altrui, ma mi limito ad osservarli e a compiere la mia rivoluzione introspettiva e crescita personale nel rispetto del tempo e del luogo che ospita la mia anima. <<<< Namastè!! >>>> *** Buon Natale e buone feste Miten!!! *** <3

01/10/12 h. 23.36
alterità contemporanea altrove dice:

Caro Miten,

ti mando un dolce pensiero dal cuore
nella notte.

30/09/12 h. 19.49
alterità contemporanea altrove dice:

Caro Miten,

così mi risulta :
Giovanna, dall'ebraico Yehohanan
composto da Yoh o Yah
che è l'abbreviazione di Yahweh (Geova)
e da hanan(ebbe misericordia).
Vuol dire 'Dio ha avuto misericordia'
o 'Dono del Signore'.

('Se sbaglio mi corrigerete') :-)

30/09/12 h. 10.18
nataraja,mauro dice:

carissimo Miten grazie dell'articolo,trovo dentro alle parole scritte una genuina autenticita,che paragono:come cristallina acqua del ruscello di montagna che ristora la mia sete di autenticita. Dei tuoi racconti dentro al tuo vissuto io vivo emozioni,si nutre credo la mia anima,come un contadino fa aro il mio campo dove i miei semi migliori riporò...nataraja

29/09/12 h. 13.20
sommo genio gia' visto dice:

chiare dolci e fresca a volonta'....melanzane alla parmigiana la settima di ludovico e il koln concert del divin toro jarret pinnacolo per tutti e meno coopservice. lavoro giusto e ruffiani clericali fermi e senza potere.
MA CRISTO HA FATTO QUALCOSA IN PIU' DI PAOLO UCCELLO E PLANK? cristo era raccomandato da cl

29/09/12 h. 12.58
alterità contemporanea altrove dice:

E' meglio non avere mode né tantomeno ideologie.
E' meglio vestirsi senza etichette e non riconoscere firme contraffatte, sempre per l'unica questione per loro 'fondante'.
Fresca come tu dici. Che non è il dio nemmeno quella.
Apri un pastificio.

29/09/12 h. 12.53
alterità contemporanea altrove dice:

Non era Cioran ma Elias Canetti.
Nicola ti prego, fammelo precisare.
Mi sono un pò 'trasfusa'... :-)

29/09/12 h. 12.45
sommo genio gia' visto dice:

altrove e' vero il cattoclerocapitalismokomunistafashion ha distrutto reggio. UN COMUNISTA O PRESUNTO TALE NON DEVE VESTIRSI BENE E MANGIARE AL RISTORANTE FASHION COME UN FASCIOCCLEROCATTOFASHION! il sinistro deve leggere andare al cine segare baciare senza penetrare o penetrare con delicatezza muoversi in bici NON PROFUMARSI SPESSO sognare PAOLO UCCELLO choiedere alla chiesa di restituire i beni sottratti all'italia. mangiare melanzane melanzane melanzane

29/09/12 h. 12.41
alterità contemporanea altrove dice:

' L'anima si serve del corpo per fare le sue esperienze, e l'insegnamento dura oltre la morte, nell'altrove, valutando i ricordi della vita vissuta, così che in una vita successiva noi possiamo imparare più facilmente e meglio quello che in precedenza sapevamo in modo imperfetto.'.
Von Braun, lo scienziato che ideò e coordinò lo sbarco sulla Luna.

29/09/12 h. 12.21
alterità contemporanea altrove dice:

La direzione Op-pasta è sicuramente quella giusta, caro Stefano.
Meglio essere signori di sé che schiavi di qualcosa o qualcuno.

29/09/12 h. 10.35
sommo genio gia' visto dice:

eccomi ad affrontare il tutto. dunque. osho e c. nel lontano '72-73 mi comparve credo su panaorama dove si diceva avesse molte auto di lusso e i giovani occidentali estasiati (da lui non dalle macchine) scappavano dalla civilta' per raggiungere il suo messaggio. io sommo genio gia' visto tentai subito uno sputtanamento di un amico molto caro tale alessandro che si vesti' improvvisamente di arancione per emulare l'osho. fui allontanato dall'amico che ora CONTINUA a seguire la via di allora e a fare il muratore. gente di reggio che di sinistra rossa rossa verso l'arancione. fin da piccolo mi sono posto il problema di stupire il prossimo con la mia presenza sicuramente non silenziosa. speravo in inimmaginabili telefonate che mi portassero oltre l'impopolarita' umana. a mio modo li supero tutti i personaggi noti locali...ah ah..battei il povero lindo catto comunista e nessuno vuole cimentarsi con me...ih ih ih..deficente io a non cagliare tutto cio'...scorpione sono 4 segni 3 congiunti sovraccarico di fuoco di passione di semitalento che questa citta' di merda non vuole capire...ma io sono grande per me stesso..mi dicevo in un mio super 8 di 25 anni fa'...cristo maometto sciva sciura tutto cio' che annun cia la verita', la verita' perde. io son per me toscano (ai toscani un li insegna nulla nessuno) presuntuosissimo dentro. gli altri mal li sopporto fin dai tempi dell'universita' legge modena..in tram col notaio prati ed altri esseri capii che da solo dovevo laurearmoi in me...sbagliato..non si puo' fare a meno del prossimo...e le donne? portano alla famiglia al figlia alla vetrina al consumismo totale ora le donne sono credo inferiori all'uomo o perlomeno uguali nel conumismo allucinancte insensato e insensibile. 30 anni fa' speravamo che il mondo andasse nella direzione oppasta...invece il mondo e' questo...sparerei ad armani ma senza ucciderlo vorrei che la pallottola gli entrasse come un fischio nell'orecchio impedendogli di pensare quanto utile sia guardarsi allo specchio..armani cancro..essere debole...omosessuale eterofobico..anche loro.. erano perseguitati e ora perseguitano...grande veniero....mah!....l'italia poi in mano alle mafie e' l'ultimo paese al mondo...

28/09/12 h. 19.11
gc dice:

grazie miten per quello che condividi con noi scrivendo...

28/09/12 h. 17.00
Giorgio dice:

@
Certo Miten, ma -provocazione- era inteso in senso di stimolo alla discussione, nessun problema, purtroppo vorrei essere d'accordo con te ed Osho, ma proprio la stessa cosa non sono o meglio per certi versi lo sono, nel senso della compiacenza alla menzogna e per la rigidezza dogmatica, che fanno da sfondo da sfondo all'egotismo spacciato per altruismo, per altri versi invece, ovvero le modalità di "convincimento" c'è questa piccola non trascurabile discrepanza, una predica sempre l'amore e la tolleranza mentre l'altra predica, se proprio non vogliamo chiamarlo odio, la sottomissione coi mezzi che ben sappiamo, terrorismo a parte, che è un extra. E' certamente vero e ampiamente risaputo che i roghi per gli eretici sono una pagina scritta dall'occidente contro se stesso, e meraviglia che la chiesa abbia ancora il coraggio di starsene zitta, ma il discorso si deve necessariamente contestualizzare all'interno del terzo millenio, l'attualità della diffusione culturale resa disponibile in real time e su tutto il pianeta, rende non più ammissibile che intere popolazioni, per non dire mezzi continenti, siano tenuti nell'ignoranza più totale sotto la minaccia costante di ipotetiche spade consacrate.
Questo è il punto. In questo Osho sbagliava, NON è esattamente uguale alle altre e mi meraviglia che tu sostenga questa visione. E' un po' come dire, gli uomini son tutti uguali, non significa un granché. Comunque capisco la tua posizione, che in tutta sincerità mi aspetterei meno tollerante e qui dovrai necessariamente fare uno sforzo ermeneutico. Grazie della risposta.

28/09/12 h. 15.50
alterità contemporanea altrove dice:

(Anche) :
Ay'a'el : aleph-yod-ayin.

"Io vedo al di là delle apparenze".
IGOR SIBALDI (amico)
'Libro degli angeli', Frassinelli.

28/09/12 h. 14.09
alterità contemporanea altrove dice:

Anche il Raspo è nato a Belluno.
Non voglio fare la corte a nessuno, ma credo profondamente nella comunicazione e nell'amicizia.

28/09/12 h. 14.05
alterità contemporanea altrove dice:

Giovanna.
A me hanno spiegato così. Su web è così.
Ma se è sbagliato fammi sapere, per cortesia.
.-)

28/09/12 h. 13.39
Miten Veniero Galvagni dice:

@Dono di Dio, senti un po' , ma mi vuoi fare impazzire oppure farmi la corte? Ho parlato con un mio amico che l'ebraico lo conosce come io conosco il bellunese. Gli ho fatto i nomi di tutti gli arcangeli, i cherubini, i serafini, i troni e le potestà, oltre che degli angeli che io conosco con l'aiuto di un librone con tutti i nomi italiani ed ebraici, redatto dai miei confratelli della"Fratellanza Essena", ma lui tranquillamente mi ha risposto che, in ebraico, non c'è' alcun nome che, tradotto in lingua Italiana, corrisponda a "Dono di Dio", punto e basta, a meno che l'espressione ebraica non venga pronunciata enfatizzando alcune lettere. Dunque, mi arrendo. Non ho piu' ne' i neuroni, ne' la forza fisica, ne', soprattutto, l'interesse, per imparare bene l'ebraico come il mio amico. Grazie comunque, Dono di Dio, tieniti ben caro questo nome e lascia perdere le strane, e difficili, articolazioni linguistiche dei rabbini. Buona vita/Vita. Miten.

28/09/12 h. 12.23
alterità contemporanea altrove dice:

Grazie a Nicola Fangareggi,

che ci consente questi confronti costruttivi e ludici.
Davvero.

28/09/12 h. 10.22
alterità contemporanea altrove dice:

Caro Miten,

hai totalmente ragione e ci avevo pensato... ma stanotte non sono poi riuscita a mandarti l'indicazione (ebraico). Ma ti ho mandato i saluti, davanti alle Alpi notturne.
E' un nome semplice, bellissimo a mio parere (e più diffuso) anche al maschile.
Ti stupirò, ma anni fa, in occasione della conoscenza profonda di un mio caro amico 'licantropesco' (so che mi capisci) e volendo farci su una ricerca, ho letto anche il libro (stupendo) di Dominique Carbelaud. L'altro provvederò. Grazie.
Padre Amorth è una figura simpaticissima, anche se esteticamente sembra uscito da un film di Dario Argento...che conosco abbastanza bene ; l'ultimo libro l'ho divorato.
Per me questi ritrovi sono roba da fantascienza, non li capirò mai.
Non capirò mai nemmeno chiunque fondi o partecipi a qualsiasi setta. Per questo, sarò sincera, anche con te, dall'inizio, forse istintivamente, mi sono sentita distante. Ho peccato di giudizio superficiale su di te e me ne scuso, perché invece ora sto scoprendo una Persona davvero disponibile e intelligente, molto colta. E dato che ciò oggi è una rara eccezione, te ne dò atto. ;-)
I libri su Osho che mi sono piaciuti di più e che se ci penso mi tornano alla mente sono : In primis uno di quelli che citi, ovvero il primo di Shunyo, che sta sul comodino ora, insieme a : ' I misteri occulti dell'oriente' e 'La disciplina della trascendenza'.
Gli altri : ' L'arte di morire' , 'La donna, una nuova visione' e 'I libri che ho letto' (non ricordo se è questo il titolo giusto).

un abbraccio depuratore
e un grazie cosmico (come l'orgasmo di cui parla Osho)

28/09/12 h. 3.54
Miten Veniero Galvagni dice:

@Dono di Dio: se non mi dici la lingua da cui i tuoi saggissimi genitori hanno tradotto il tuo nome in"Dono di Dio", non ce la faccio, visto che Teodora e Dorotea non vanno bene. Per quanto riguarda i satanisti e le Sette Sataniche, il motivo per cui non fanno veramente sul serio a metterli dentro tutti e buttare via la chiave e' che molto spesso, con la testa da caprone, in quei luoghi,e' proprio chi dovrebbe ordinare di metterli dentro. La Polizia e i Carabinieri, generalmente allertati da un sagrestano o da un parroco, vengono a sapere di qualche violazione di tombe cimiteriali e di vilipendio di cadavere. Oppure lo vengono a sapere da qualcuno che quei luoghi ha frequentato, ma che, schifato, inorridito, e' riuscito a tirarsi fuori dal giro, e si è deciso a denunciare tutti quelli che poteva, e,
che, nel tal posto, succedono cose brutte, ma proprio brutte.Ho avuto personalmente a che fare con storie del genere, per motivi professionali , per ben quattro volte, due in Friuli negli anni Settanta e Ottanta, e due proprio qui a Reggio, negli anni Novanta. Nonostante la segnalazione, da parte mia, proprio alla Questura di Reggio, di due dei "capi"locali, con tanto di nome e cognome,e nonostante tutte le Questure d'Italia avessero ricevuto l'ordine da parte del Ministero dell'Interno di allora, recentemente riconfermato, non è successo un bel niente per quanto riguarda arresti o cose simili. Uno dei due si è semplicemente spostato di città' e l'altro si è un po' calmato, ma solo un po'. Credo, con cauto ottimismo, che la Questura di Reggio non sia intervenuta con forza sui due soggetti in questione per un motivo molto semplice: anche la Comunità' dei Riconoscenti, della quale ero il leader spirituale, compariva nell'elenco dei gruppi pericolosi, in senso satanico, operanti in città, ed ho faticato non poco a dimostrare a quel Commissario di Polizia che, per quanto mi riguardava, io non c'entravo un bel niente. Non sono stato in grado di riferire, qui a Reggio, dove quei tizi si ritrovassero per le loro orrende cerimonie, cosa che, viceversa, sono stato in grado di indicare al defunto Maresciallo dei Carabinieri di S. Daniele del Friuli, ma anche li', nonostante la ripetuta gravità degli eventi, non è successo un bel niente. Che io sappia, oggi in Friuli ci sono due case signorili molto frequentate per tali attivita': una a Gemona del Friuli e una tra Sedegliano e S.Vito di Fagagna, luogo natale del Premio Nobel Rubbia, ma lui non c'entra niente con queste storie. Ti consiglio,se ne hai voglia e tempo, di leggerti, al proposito, almeno uno dei seguenti due libri: "Il diavolo" di Dominique Cerbelaud,della S. Paolo Editore, e "Storia dell'Inferno", delle edizioni Odoya. Sarebbero da studiare, o almeno consultare tutti i libri di Padre Amorth( il cui cognome e' tutto un programma) e soprattutto l'ultimo da lui scritto. Si tratta dell'esorciste più famoso e rispettato ancora vivente. Per quanto riguarda la storia della suora, per come me l'hai descritta, non ho nessun motivo per non crederti. Ciao, Dono di Dio, buona notte.
@ Giorgio: ti chiedo venia per la mia "provocazione", peraltro non tale nelle mie intenzioni...Cosa penso dell'Islam? Quello che ne pensava Osho: che è una Religione come tutte le altre, Buddhismo compreso, che necessariamente diventa ideologia, che, in quanto tale, facilmente imbocca la strada del terrorismo. A quel che ne pensa Osho, aggiungo solo che si tratta di una Religione "giovane", e che, in quanto tale, molto irrequieta e confusa. Dalle prime dettature del Corano e, nel giro di trent'anni delle sue revisioni, compresi gli Hadit("detti del Profeta") sono passati 13 Secoli. Nel XIV Secolo i cristiani erano uguali. Mistici, scienziati, artisti, assassini, da ambedue le parti. Pensierino finale: sarebbe ben ora che la smettessero entrambi. Ciao, Giorgio, buona notte.

27/09/12 h. 18.29
alterità contemporanea altrove dice:

Miten,

ho cambiato programmi per la serata. Il trip e l'energia sono troppo forti.

Grazie ancora,
e fai benissimo a parlare di sette e di satanisti orripilanti (a proposito perché questi numerosi ritrovi notturni e non, non vengono mai stanati-perseguiti severamente? ),
ma personalmente in questa vita sono nata per non aderire ad alcuna ideologia e religione.
Non credo sia un difetto di fabbrica...
;-)

27/09/12 h. 18.03
alterità contemporanea altrove dice:

Miten dolcissimo,

Theodora ??? Quella grandissima zo..k..la, moglie dell'Imperatore Giustiniano che lo convinse a fare un editto contro la reincarnazione ...che in quel periodo era riconosciuta anche dalla Chiesa ???
Giammai !
Non scherziamo. Per i nomi sto dalla parte di Cioran.

Dorothea ?? Il secondo nome della Merkel ??
No grazie.

Dai ...indovina.

abbracci leggeri

27/09/12 h. 17.40
Miten Veniero Galvagni dice:

Dimenticavo, Dono di Dio, non confondiamo, come troppo spesso fanno alcune Forze dell'Ordine, Roberto Airaudi con Ron Hubbard(Dianetics e Scientology) ne' con l' italianissima "Comunione e Liberazione" , ne' con la Sokka Gakkai. Da Damanhur ce ne si può' andare, a differenza delle due citate sopra, senza punizioni, ricatti, telefonate anonime di maledizioni varie. Non ne parliamo poi delle sette Sataniche, dalle quali, se te ne vai o se riveli qualcosa di ciò' che succede li' dentro, dopo due giorni non ti trovano più'.

27/09/12 h. 17.29
altrove dice:

Ti leggerò meglio,

ma intanto veniamo al dunque Caro Miten.
La tomba è in una Cripta delle Orsoline della Città dove mi sono trasferita poi... dove ogni tanto vado a meditare.
Il primo giorno in cui sono entrata in quella stanza luminosa (anche), accompagnata da Suor Cristina, ho sentito chiarissimo come un respiro rotto in gola...un rantolo...e sono stata consapevole che fosse il mio rantolo.
Quello che mi ha portata alla morte precedente.
Ovvio che con la suora (pur essendo una grandissima apertissima di mente) ho fatto finta di nulla e ti dirò che per un attimo ho pensato ad una Candid Camera, a una prova iniziatica o chissà cos'altro. Ma in quella stanza c'eravamo solo noi due e non c'era nessun registratore riproduttore insomma apparecchio di nessuna sorta.
Solo poi
e sottolineo SOLO POI
ho saputo che quella Cripta una volta era il cimitero delle salme delle sorelle del Convento.
Suor Cristina mi ha detto, guardandomi negli occhi : ' Io c'ero quando hanno riesumato le salme e le hanno poi portate in una Tomba in Paese.
Lì ho provato cosa volesse dire la resurrezione...'. Mentre lo diceva i suoi occhi brillavano come due stelle.
Poi non ti dico delle visioni in meditazione.

ora scappo ma stanotte sarò ancora con te!

grazie grazie grazie

27/09/12 h. 16.34
Miten Veniero Galvagni dice:

@ Cara a.c.a.
Teodora o Dorotea. Giusto? Ambedue dal greco sia antico che moderno. A Damanhur si danno il nome spirituale da soli proprio come dici tu, ma anche gli altri lo devono accettare, e lo deve accettare soprattutto Roberto Airaudi, il leader spirituale della Comunità. A Damanhur ci sono stato per un giorno intero, ancor prima che diventassi un sannyasin di Osho. Alcune persone le ho sentite molto vicine, altre meno. La maggior parte di loro , soprattutto gli uomini, parte da Damanhur e va a lavorare al mattino (lavori prevalentemente di prestigio, essendo la prevalenza di loro laureata ed essendo Ivrea, la città' dell'Olivetti e aziende succedanee, a due passi da li') e tornano la sera. Vivono assieme, con la loro famigliola, compresi i bambini che si divertono un casino e frequentano li' le scuole, con insegnanti damanhuriani, e poi vengono generalmente promossi alle scuole pubbliche con bei voti, essendo molto intelligenti e preparati. Le donne che non lavorano fuori, compongono, con il rame, bellissimi amuleti, che chiamano "silfidi", sciarpe, vestiti, scialli, e chi più' ne ha più' ne metta, oltre a preparare deliziosi pranzetti. Ah, a qualche chilometro più' su di Damanhur, gestiscono anche un ristorante a venti stelle, vicino ad un laghetto, che una volta fungeva anche da Bed&Breakfast per i numerosi turisti dei week end di lavorò, con le loro fidanzate, di quelli e/o quelle che dicevano alla moglie o al marito, di dover assolutamente partecipare ad un convegno, magari a Domodossola, e la moglie e/o il marito fingevano, e fingono tuttora, di crederci, dato che loro fanno lo stesso. D' altronde questo accade da che mondo e' mondo. Ci sono pero' dei rarissimi ed encomiabili eccezioni a quanto ho appena detto! Poi, dato che Oberto Airaudi aveva la fissa della "fine del mondo", ha fatto costruire una piccola città' sotterranea, con riserve alimentari per non so quanti anni, leggermente a lato del terreno su cui sorge Damanhur.Airaudi ha iniziato il suo progetto, ancora non tanto ben chiaro, tanti anni fa come pranoterapeuta a Torino, dove tuttora dirige una Scuola di Pranoterapia molto frequentata e credo ci insegni anche dell'altro, non riconosciuto, almeno in Italia, da alcun albo professionale ( la pranoterapia si' ). In Italia, i Damadhuriani ammontano a qualche migliaio, e i residenti, almeno fino a qualche tempo fa, erano qualche centinaio. Ho saputo che Damanhur ha avuto a che fare con molteplici indagini della Guardia di Finanza.. In effetti molti professionisti avevano venduto la loro casa di proprietà' e avevano donato il ricavato a Damanhur, dove si erano trasferiti. Ma, forse, i soldi che giravano erano un po' troppi, nonostante queste donazioni. Cio' che mi ha impedito, allora, di diventare un residente di Damanhur, o un discepolo di Airaudi, era ed è'tuttora, la simbologia totemica che troppo mi ricordava, con tutti quegli obelischi in stile egizio, ricoperti di lettere rosso sangue, riti di sangue che le due notti successive mi hanno impedito di dormire, e a mia moglie di allora, madre di mia figlia, e' accaduto lo stesso.E poi i rituali, con tutte quelle pietre...Ma, a proposito di nomi spirituali che ci si coferisce da soli, sai che c'è' stato un periodo abbastanza lungo, dopo la morte del corpo fisico di Osho, in cui chi desiderava diventare suo discepolo postumo, si dava da solo/a il nome che gli/le pareva? Non ne ho mai saputo il motivo. Di questi esemplari neosannyasin, credo ce ne sia in giro ancora qualcuno...Passiamo ad altro: a.c.a., infatti, ricorda acat( Associazione Club Alcolisti in Trattamento) e si tratta di una buona battuta. Se tu mi dicessi che in in una vita precedente eri una suora, ti chiederei come ti chiamavi allora e dove il tuo corpo di allora si trova sepolto. Poi ci andiamo assieme, e come ho fatto io a Norimberga, se troviamo la tua tomba, ci credo. Un abbraccio, Dono di Dio. Miten.

27/09/12 h. 16.20
Giorgio dice:

Alterità, per favore, non attribuirmi nomignoli, la mia fantasia è piuttosto fervida.
Trova il messaggio subliminale implicito. Ciao

27/09/12 h. 16.16
Giorgio dice:

Grazie Miten, mi è piaciuta la tua pacata replica, anche se continui a confordermi con un cieco, ma va bene così. Noto con piacere che sulle cose essenziali sei d'accordo con me.
Se ti va, visto che continui a provocarmi, spiegami esattamente il tuo punto di vista sull'islam, non sei mai stato chiaro, qual è il problema?
Magari parti dal concetto di amore per il prossimo insito nei dettami di quell'ideologia, o per agevolarti il compito del concetto di trasformazione e di eternità (niente citazioni sulle 72 vergini che saresti stroncato subito e lo sai già)evitando per favore confronti col cristianesimo.
Grazie, un saluto affettuoso.

27/09/12 h. 12.44
alterità contemporanea altrove dice:

lettera minuscola! Lapsus... sarà stata la suora
o Osho che faceva sempre gli scherzi (vero?)

27/09/12 h. 12.29
alterità contemporanea altrove dice:

Cara assonanza (anche)
Miten,

a proposito di nomi..
se è vero che nella Comunità dei Damanhur la gente si auto-nomina con un essere animale e un essere vegetale...secondo te ci saranno anche :
l' Oca Mora ...o la Patata Oca ?

Comunque volevo dirti che il nome che porto e che i miei genitori hanno scelto (consapevolmente) per me -
mi piace moltissimo perché significa 'dono di dio' ( dio lo scrivo con la lettera maiuscola perché preferisco). Con la tua cultura saprai indovinarlo.
Generalmente sui blog però preferisco non rivelare la mia identità.
Se poi ti dicessi che sono sicura di essere stata una suora nella vita precedente e di avere ritrovato il posto dove ho vissuto cosa mi diresti ? (Che con a.c.a propendi per il significato gruppo alcoolisti? ) :-D
Insomma MITEN, quando passo da Reggio spero di poter fare una bella chiacchierata con te, sempre che tu sia disponibile fra i tanti impegni.

care cose e grazie

27/09/12 h. 12.03
Miten Veniero Galvagni dice:

@giorgio: quando Osho, a 21 anni, si e' "risvegliato", correva l'anno 1952. A quell' epoca "studiava"(per dire...)Filosofia, e non aveva alcuna intenzione di fondare un suo Ashram. Quest'idea gli venne più tardi, una volta laureato e, avendo compreso fin troppo bene quanto poco gli interessasse la carriera accademica che, peraltro, aveva a portata di mano, avendo anche realizzato che fosse più importante fare tutte le esperienze di vita possibili e immaginabili, che non studiare segnatamente Filosofia( ed e' proprio per questo che è diventato "anche" un grandissimo filosofo) ha cominciato a scrivere libri di sua mano in lingua hindi( la maggior parte dei quali non e' stata mai tradotta ne' in inglese, che io sappia, ne' in italiano, e che lui vendeva, per mantenersi economicamente, girando di villaggio in villaggio a bordo di una scassatissima Renault) a tenere conferenze( come ben sai era un grande chiacchierone) cui assistevano migliaia di persone, a condurre campi di meditazione con tecniche nuove, sconosciute alla cultura Hindu. Proprio da parte di queste migliaia di persone( partecipanti ai suoi campi di meditazione e alle sue conferenze) si è preso in affitto,all'allora Bombay,oggi Mumbai, un appartamento in cui ha iniziato anche a proporsi come Maestro Spirituale( le prime "iniziazioni", con annessi e connessi). L'appartamento, però, si è rivelato ben presto troppo piccolo per poter ospitare tutta quella gente, che lui riceveva, tra l'altro, a proposito della sua non generosita',giorno e notte, per dare a chiunque, ripeto chiunque, ciò che lui poteva dare. Correva l'anno 1974. Alcuni suoi discepoli, notando la sua stanchezza ed il numero crescente di persone che gli si rivolgevano, lo hanno convinto a trasferirsi all' allora Poona, oggi Pune, dove avevano trovato una buona sistemazione per la sua salute e per il lavoro che, a quel punto,tutti avevano capito di quale entita' sarebbe stato. Poona, allora, non era la Pune di adesso, che è più inquinata di Taranto, e all' acquisto di tutto quel terreno in zona ex residenziale inglese ( e a poco prezzo)dal Comune di Poona , ci avevano pensato i discepoli occidentali o indiani ricchi. Perché' mai i suoi discepoli avrebbero dovuto cercare un Ashram a Lahore, annessa al Pakistan nel 1947, anno dell' indipendenza indiana dai britannici e della nascita di Salman Rushdie, peraltro condannato a morte in contumacia dall'Ayatollah iraniano Khomeini, e che sull'Islam, facendo di ogni erba un fascio, la pensa come la Fallaci e come te?Perché in un altro Stato? Per paura dei muslims, o semplicemente per semplificare le cose? Per far tornare Osho all'Universita' ( Università' del Punjab, fondata nel 1882)? Osho non aveva una particolare simpatia per i musulmani, ma non li temeva, perché, diceva, sono fanatici esattamente come i giudei e i cristiani e gli indu', ma la storia vuole che sia stato ammazzato dai cristiani, quelli fondamentalisti, di antica e recente memoria. Forse qualche sua discepola di allora li temeva, ma lui no, e mi sembra di averne dato un esempio significativo. Giorgio, quello di Poona si chiamava Ashram("la casa del Maestro") mentre il ranch era in Oregon. Sarebbe troppo lunga spiegare il perche' di questa distizione di nomi. Confido nella tua capacita' intuitiva. Purtroppo, almeno per me, da zero a cento in tre secondi, hai ragione da vendere,ma fortunatamente la tela e' un po' cambiata, anche se un po' di prezzemolo non guasta mai. Ciao Giorgio, grazie.t

27/09/12 h. 10.47
alterità contemporanea altrove dice:

@Miten,

come si chiamerebbe Giorgio ?
'Sciame di cavallette' ...come si dice in lingua hindi ?

Comunque meglio a.c.a. che o.c.a.

un abbraccio

27/09/12 h. 10.42
alterità contemporanea altrove dice:

Spero che tu intenda,

Caro MIten,
l'associazione contro le torture e la pena di morte
e non piuttosto i piccoli centri di aiuto per gli alcoolisti... :-D

Illuminami.

buona giornata

27/09/12 h. 6.08
Giorgio dice:

Scusa Miten, ma visto che mi hai tirato in ballo, l'immagine di centinaia di persone in estasi di fronte alla Rolls, con tanto di ex marines ed elicottero al seguito è commovente, unendo anche "le nuvole che si fermavano in cielo" il quadro è di una magnificenza assoluta, secondo soltanto al più famoso camminamento sulle acque, ma qui andiamo indietro di duemila anni, mica c'erano le Rolls..si andava a piedi. La moltiplicazione dei pani era sotto forma di dollari si dovrebbe supporre e a destinatari invertiti e tanto consistente da dover convincere la neopragmatica Sheela a fare opera di redenzione di massa, propedeutica delle anime , come ha fatto il piccolo budda-immobile pochi anni fa che se la filò con tutto il malloppo delle offerte. Da zero a cento in tre secondi, sfida alle leggi della dinamica riuscita. Ovvero un modo disincantato di proiettare
quel film su di un'altra tela, una metafora efficace da usare come il prezzemolo.

Perchè Osho non costruì il ranch a Lahore?

27/09/12 h. 4.16
Miten Veniero Galvagni dice:

Antiche assonanze altrove. Ma adesso sarai, per me, solo a.c.a., anche se mi fa venire in mente l'ACAT. Miten nella notte.

26/09/12 h. 19.29
altrove dice:

Miten,

grazie di tutto.
Infatti volevo scrivere lingua hindi...scusa.
'Morta e viva allo stesso tempo' mi piace moltissimo.... Ma anche 'ribelle nella beatitudine del cuore' ... mi si addice proprio.
Ma perché mi chiami a.a.a.? ..non piuttosto a.c.a. ?
Chiamami come ti senti comunque.
Ancora grazie e un abbraccio anche per te, Miten.
Il cuore beato ringrazia.

26/09/12 h. 18.57
MitenVeniero Galvagni dice:

Cara a.a.a., il tuo nome nella lingua yiddish non lo so, ti scriveròma te lo posso dire in inglese: "contemporary otherness elfewhere". Nella lingua hindi, viceversa, L' espressione e' priva di significato, lunga un chilometro, ma, più o meno si direbbe l'equivalente in lingua italiana di "morta e viva allo stesso tempo". Certamente Osho non ti avrebbe chiamato Oshano. Tanto per scherzare, se lo desideri, il nome spirituale che ti si addice e che io(non Osho) ti darei, e in lingua hindi, sarebbe "Premananda Navala", che in lingua italiana starebbe a significare " Ribelle nella beatitudine del cuore". Spero tu lo prenda come uno scherzo affettuoso... I due discepoli rifiutati da Osho, per la felicità' di Giorgio, erano due mussulmani, Come ,mussulmano , era quello che un giorno, a Pune, gli ha tirato un coltello per ucciderlo. Il coltello e' caduto ai piedi di Osho, lui lo ha raccolto da terra e, trattenendo a stento i discepoli a lui più' vicini, lo ha restituito al proprietario del coltello bello lungo, senza profferire una sola parola, ma limitandosi a guardarlo fisso negli occhi. Quel tale e ' tornato, qualche giorno dopo, chiedendo perdono a Osho e facendo formale richiesta di diventare un suo discepolo, cosa che Osho ha accettato. "Enough for today", come diceva lui alla fine delle sue lectures(lezioni, conferenze ). "Basta, per oggi",anche se si scherza un po'. Grazie a.a.a., un altro abbraccio e , per favore ,chiamami Miten.

26/09/12 h. 18.38
Corvo Viola dice:

Il ritorno di un passato che non ho vissuto, ma leggendoti e soprattutto ascoltando le tue parole e i tuoi silenzi emerge vivo quel mondo grazie al tuo sguardo carico d'amore. L'amore alchemico tra te e Osho si traduce dai tuoi occhi per chi sa guardare e soprattutto farsi innondare da quella visione per tramutarla in sguardo da trasmettere a chi sa ascoltare.
Grazie allo sguardo e a tutto ciò che c'è in mezzo. Grato di averti incontrato sul mio cammino Miten.

26/09/12 h. 16.36
Majid valcarenghi dice:

Caro Miten leggerti in questi preziosi ricordi mi tocca il cuore.

Ed è anche importante per i tanti che non hanno vissuto quei giorni.

A volte qualcuno pensa che l'enfasi del qui e ora nell'insegnamento

di Osho possa significare che il passato non conta. Non è così.

Ti sono particolarmente grato per l'energia che hai messo per

far conoscere o per ricordare l'importanza di questa nostra memoria comune. Con tanto tanto amore

Majid Valcarenghi

26/09/12 h. 14.55
Madhu dice:

Grazie Miten per questo flash back che mi ha fatto rivivere i giorni avventurosi del Ranch la mia casa per qualche anno. La rolls che rallentava e lo sguardo di Osho non più di due o tre volte ma dritto nel cuore come un fuoco che brucia... è ancora lì... a volte meno intenso... ma si riaccende ogni volta che sono toccata dall'amore.
Grazie e un abbraccio.

26/09/12 h. 14.45
alterità contemporanea altrove dice:

Caro Veniero,

abbraccio accettato e gradito :-)
Come si dice altrove in hiddish ?
Potrebbe essere forse il mio nome oshano ? :-)
Che ne dici ?
Pensa Miten che, anche se soltanto attraverso un contatto energetico da lontano (non come te), Osho l'ho sempre considerato proprio un amico.
Forse perché sono davvero un pò scema .-) ...
o forse perché ritengo semplicemente che sia stato il più grande e generoso filosofo del '900,
ma sicuramente perché lo ha chiesto direttamente lui attraverso tutto quel che ha detto.

Sai dirmi qualcosa in più delle persone che ha rifiutato come discepoli ?

Noi ci siamo visti una volta nella redazione del vecchio giornale di Nicola in Stazione, ma ci siamo un pò guardati di straforo.
In quei tempi ero una giovane ribelle e non avevo ancora letto Osho ( o meglio i libri che riportano quel che lui disse ).
Non trovi che molti libri su Osho siano davvero inutili o controproducenti ?
Credo sia stato strumentalizzato parecchio.
Credo bisognerebbe farci un film.

26/09/12 h. 13.42
Swami Prem Adoshi dice:

Grazie Miten quelle parole mi stavano nel cuore, ma non uscivano fuori con questa semplicità... prem adoshi (cuore innocente )

26/09/12 h. 12.56
Sonia Borghi dice:

Caro Miten ieri pensavo a un concetto simile a quello che ti ha scritto Osho nella lettera e sentivo che ora è proprio quel tempo per tutti o molti, credo che quello che ti ha scritto sul dire si alla vita e anche ai nostri no contenga un po' il segreto per far fluire e ripartire l'energia interna e consequenzialmente quella degli eventi esterni
'l'essenza dell'uomo religioso è dire si' alla vita, qualunque sia la cosa che la vita ti presenta' e poi aggiungeva qualcuno nella lettera, 'ricorda di dire si anche ai tuoi no' vedi ieri ho avuto la consapevolezza che ognuno di noi nel 2012, che è l'anno della guarigione per l'energia così forte che contiene, dicevo ognuno di noi ha la possibilità di guarire la propria ferita personale risentendola chiara e forte senza chiudersi ma lasciandosi attraversare da qualsiasi paura o disagio arrivi , tutto sta ad individuare la propria, ci si puo' riuscire analizzando le esperienze che la vita ci presenta quest'anno che ricorderanno ad ognuno di noi un altro momento della vita passata e ascoltando la sensazione che ci arriva ognuno di noi può individuare il punto da risanare. L'unico modo di affrontare la vita d'ora in poi sarà quello di non chiudersi ma di lasciare le ferite all'aria, solo così possono guarire!
un bacio e grazie per esserci....
Sonia

26/09/12 h. 0.37
Miten Veniero Galvagni dice:

Grazie, cara a.a.a. Osho non ha mai preteso di essere considerato un Maestro, ma con qualcuno, se il giorno era quello "buono", si arrabbiava molto, a volte anche seriamente, se da questo qualcuno non era rispettato in quanto Maestro. D'altronde, se uno chiedeva di essere suo discepolo, e lui accettava di essere suo Maestro( sono a conoscenza di due sole persone non accettate da lui come discepoli) solo se era un po' scemo non lo considerava fino in fondo un Maestro, con tutta l'arrendevolezza di cui era in grado di disporre. Solo alla fine dei suoi giorni, a Veeresh, espertissimo terapeuta ispano-americano, del Bronx, che, incoraggiato da Osho stesso era diventato il direttore di una Comunita' terapeutica tuttora ben radicata in Olanda, un discepolo da lui molto amato, e di cui, nel testo, cito il libro, ebbe a dire che la sua più' grande aspirazione, a questo proposito, era quella di essere considerato solo un amico. Ma nemmeno Veeresh ce l'ha fatta: e' sufficiente il titolo del libro ricordato.Ma noi due, a parte la conoscenza a livelli sottili di energia, ci conosciamo anche di persona, cara a.a.a., e in queste provvisorie sembianze terrene? Se me lo permetti, ti abbracciò forte forte. Grazie, me lo stai permettendo...Miten.

25/09/12 h. 16.46
alterità contemporanea altrove dice:

Grazie delle informazioni in più.
Beato te che lo hai incontrato in vita su questa terra.
Anche se lui è sempre nell'aria, disponibile al contatto spirituale profondo, e credo non abbia mai preteso di essere un maestro...
care cose Veniero.

24/09/12 h. 23.47
Anna Maria Campanale dice:

Interessante.

24/09/12 h. 21.46
danai dice:

...Ormai nulla ti ferma più! Le riserve che un tempo avevi nel trattare così autenticamente certi argomenti si sono dissolte! Grazie per aver ricordato questo passato così significativo per la tua vita e per quella di molti altri (sia di coloro che ne hanno fatto tesoro che di coloro che hanno preferito rimuoverlo!).
Grazie Mit-ico Miten

24/09/12 h. 20.03
tarcisio dice:

un forte abbraccio,ti voglio bene di cuore.

FELICE NELLA VISIONE DI DIO
SWAMY DYAN KYRHAD
TARCISIO

Esprimi il tuo commento
I commenti sono moderati e saranno pubblicati solo dopo l'approvazione della redazione.