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Domenica 19.05.2013 ore 00.41
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Assange agli Usa: stop caccia streghe


La diretta di Claudia Vago da Londra

Domenica 19 agosto

Ore 16.30 -
Cosa ha detto oggi Julian Assange, il discorso completo:

 

Ore 16 - "Ringrazio l'Ecuador, una coraggiosa nazione, ha preso una posizione per la giustizia" ha dichiarato Assange, per poi scagliarsi contro gli Usa: "Gli Stati Uniti devono smettere di perseguirmi, vanno contro una persona che sta cercando di dire la verità" e poi rivolgendosi direttamente al presidente Obama ha chiesto di rinunciare definitivamente alla "caccia alle streghe" messa in atto nei suoi confronti.



Ore 15.30 -  E' iniziata la conferenza di Julian Assange dall'ambasciata dell'Ecuador di Londra.

"Sono qui oggi, perché non posso essere lì con voi" ha dichiarato il fondatore di Wikileaks alle migliaia di persone assiepate intorno alla recinzione della sede istituzionale.

"Se Londra non ha buttato al vento la convenzione di Vienna è perché il mondo stava guardando, voi stavate guardando" ha detto proseguito Assange, ringraziando chi in queste ore si mobilitato per la sua causa.

Prima però aveva parlato il legale difensore di AssangeBaltasar Garzon, dichiarando: "Julian è una persona che ha sempre difeso la verità, la giustizia e i diritti umani. Ho parlato con Julian, è combattivo e continuerà a lottare legalmente per protegegre Wikileaks, se stesso e tutti coloro sotto accusa".




Ore 10 -
Il governo dell'Ecuador potrebbe rivolgersi alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja per costringere la Gran Bretagna a lasciar partire Julian Assange. L'ex giudice spagnolo Baltasar Garzon, che ha assunto la difesa di Assange, ha detto di voler adire la Corte internazionale se Londra dovesse rifiutarsi di rilasciare un salvacondotto ad Assange per recarsi in Ecuador. Dal canto suo il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha riconosciuto che la situazione potrebbe richiedere tempi molto lunghi prima di risolversi.

Sabato 18 agosto

Ore 18.15 - 
Perché proprio l’Ecuador? È la domanda che tutti coloro che si occupano dell’affaire Assange si stanno facendo da giorni.

Perché è un “professionista della comunicazione che lotta per la libertà d’espressione, della stampa e dei diritti umani” e per la “tradizione di Quito nella protezione nei confronti dei perseguitati” sono alcune delle giustificazioni fornite dal ministro degli esteri, Ricardo Patiño.

Motivazioni che fanno il paio con le parole rilasciate dal presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, nell’aprile 2011 in un’intervista per Russia Today, quando con Assange presente in studio, lo salutò dicendo: “Benvenuto nel club dei perseguitati”.

Solo meno di 24 ore fa Correa, durante una conversazione radiofonica, ha garantito al fondatore di WikiLeaks pieno appoggio dichiarando "Assange può rimanere a tempo indefinito nella nostra Ambasciata".

Ore 10 - L'Osa ha stabilito la convocazione di una riunione d'emergenza dei ministri degli Esteri sullo scontro diplomatico fra Ecuador e Gran Bretagna a Washington venerdì 24 agosto. Il vertice, richiesto da Quito, è stato approvato con 23 voti a favore, 3 contrari (Stati Uniti, Canada, Trinidad e Tobago) e 5 astensioni. Il testo approvato per la convocazione è stato ammorbidito rispetto alla richiesta di Quito, la versione definitiva chiama i capi delle diplomazie a discutere della situazione fra Ecuador e Gran Bretagna "relativa all'inviolabilità delle sedi diplomatiche dell'Ecuador".

Pare che l'Ecuador sarebbe disposto a continuare i negoziati sul destino di Julian Assange, e a consentirne l'estradizione in Svezia, se Svezia e Gran Bretagna si impegneranno a non permettere che l'australiano sia a sua volta estradato in altri Paesi, e in particolare negli Stati Uniti.

Venerdì 17 agosto


Julian Assange è pronto a rispondere alle domande della Svezia sui reati sessuali, ma intende farlo via web dall'ambasciata dell'Ecuador, dove è rifugiato dal 19 giugno scorso, ospite del governo che giovedì gli ha concesso asilo politico. Il fondatore di WikiLeaks comparirà davanti ai giudici tramite VideoLink. Assange ha annunciato che farà una dichiarazione in diretta domenica alle 14 (le 15 in Italia) davanti all'ambasciata ecuadoregna: sarà la prima apparizione pubblica da marzo.

La Gran Bretagna è determinata a portare a termine il processo di estradizione in Svezia. Dopo aver concesso l'asilo politico, il Parlamento dell'Ecuador ha chiesto al governo di sollecitare una riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu per evitare che la Gran Bretagna usi la forza ed entri nell'ambasciata di Quito a Londra. L'Assemblea nazionale ha respinto la "minaccia" della Gran Bretagna e ha esortato gli ecuadoriani a unirsi a difesa della sovranità nazionale e ha richiesto, tramite la rappresentante María Isabel Salvador, una riunione urgente dei ministri degli Esteri dell'Organizzazione degli Stati Americani (Osa) per discutere delle "minacce da parte del Regno Unito contro l'Ecuador". A fianco della decisione di Quito si è subito schierata l'Argentina, come solidale è anche il Venezuela. Stati Uniti e Canada ritengono, invece, che la questione non riguardi l'Osa.

Il Consiglio permanente dell'Osa si riunirà alle 15 (le 21 in Italia) a Washington per decidere se convocare un meeting di consultazione per il 23 agosto. Sabato sulla stessa questione si dovrebbe riunire l'Alba (Alleanza bolivariana per l'America), mentre domenica toccherà all'Unasur (Unione degli Stati sudamericani), che terrà un incontro in Ecuador.

Giovedì 16 agosto

L'Ecuador ha deciso di concedere l'asilo politico ad Assange. "Una vittoria significativa" per l'hacker australiano, che ha aggiunto "adesso le cose diventeranno più stressanti" e ha ringraziato lo staff dell'ambasciata che lo ha ospitato per 58 giorni. "Non è stata la Gran Bretagna o il mio paese, l'Australia, che mi hanno difeso dalla persecuzione ma una nazione latino-americana coraggiosa e indipendente - ha commentato - Oggi è stata una vittoria storica ma le nostre battaglie sono appena cominciate".

All'esterno della sede dipomatica di Knightsbridge polizia, manifestanti, tassisti e media erano in trepida attesa dell'annuncio del ministro degli Esteri Ricardo Patino. "Julian Assange rischia di diventare perseguitato politico se estradato dalla Gran Bretagna", ha detto aggiungendo che, se dovesse finire negli Stati Uniti, il capo di WikiLeaks non riceverebbe un giusto processo e potrebbe essere condannato a morte. Prima di prendere la decisione, l'Ecuador ha comunque chiesto garanzie alla Svezia sul fatto che Assange non sarebbe stato estradato negli Stati Uniti una volta trasferito dalla Gran Bretagna, garanzie che però non sono arrivate.

"Siamo sicuri che il Regno Unito offrirà ad Assange il salvacondotto necessario e tutte le garanzie associate, in modo che l'Ecuador possa restare fedele al diritto internazionale" ha dichiarato Patino, che ha sottolineato inoltre che il suo Paese vuole "mantenere rapporti di amicizia con il Regno Unito, perché condividiamo gli stessi valori su pace, democrazia e benessere, possibili solo rispettando i diritti fondamentali di tutti. Il diritto d'asilo è un diritto umano fondamentale e fa parte del diritto internazionale". Per il Foreign Office britannico, la decisione dell'Ecuador è "deplorevole" e non cambia le cose, la miglior soluzione sarebbe stata di cercare un accordo negoziato. Londra ha precisato che non avrebbe fornito alcun salvacondotto ad Assange, a prescindere da qualsiasi decisione.

La Gran Bretagna, dunque, non permetterà che Assange lasci da uomo libero l'ambasciata dell'Ecuador nella capitale britannica, poichè ha il "dovere legale" di estradare il capo di WikiLeaks in Svezia. Nonostante secondo Patino "la minaccia britannica di far irruzione nell'ambasciata ecuadoregna a Londra per arrestare Assange ed estradarlo in Svezia" sia "contro il rispetto del diritto internazionale", la Gran Bretagna vuole affidarsi ad una legge del 1987, il Diplomatic and Consular Premises Act, per la quale la polizia potrebbe entrare nella sede diplomatica e arrestare Assange.

WikiLeaks, intanto, chiede le dimissioni del ministro degli Esteri britannico William Hague: "Ci sembra interessante che questo sviluppo coincida con l'assunzione da parte di Hague dei poteri esecutivi in assenza del primo ministro David Cameron e del suo numero due Nick Clegg - ha detto un portavoce - Il Foreign Office ha finora gestito i negoziati con l'Ecuador sull'asilo di Assange. Se Hague, come sembra, ha approvato la decisione (di minacciare la revoca dell'immunità diplomatica dell'ambasciata di Quito) WikiLeaks ne chiede le dimissioni".


Ultimo aggiornamento: 19/08/12

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  • OKNotizie
20/08/12 h. 17.19
Er Piagnone dice:

Du palle st'Assange...

20/08/12 h. 8.29
. dice:

In galera.

20/08/12 h. 5.56
GasPare dice:

Julian e^ un^eroe.

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