Iniziati nel dicembre scorso, proseguono i lavori di ristrutturazione e recupero del Capannone 19 dell’area Reggiane, destinato a sede del Tecnopolo di Reggio Emilia. La loro conclusione è prevista nella primavera 2013. L’investimento è di 5,5 milioni di euro, di cui 3,1 milioni a carico del Comune di Reggio e 2,4 dalla Regione Emilia-Romagna.
I 3.500 metri quadrati del Capannone 19 ospiteranno sedi di laboratori dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e Crpa Lab, quale centro per la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico alle imprese con una struttura per l’erogazione di servizi comuni (il Portale della Rete) gestito da Reggio Emilia Innovazione (Rei).
Il Tecnopolo – i cui laboratori sono già attivi in altre sedi provvisorie - si pone come l’intelaiatura originaria, in un certo senso come il “cuore”, insieme con il Centro internazionale Loris Malaguzzi, del futuro Parco dell’innovazione, della conoscenza e della creatività, secondo gli indirizzi dati dal sindaco Graziano Delrio agli Stati generali su “Il futuro dell’Area Nord”.
Lo stesso sindaco Delrio, l’assessore ai Progetti speciali Mimmo Spadoni e il progettista e direttore dei lavori architetto Andrea Oliva hanno svolto un sopralluogo al cantiere del Tecnopolo con i tecnici della ditta Reale Mario srl di Rovigo, esecutrice dei lavori, e la stampa.
“Si procede nei tempi previsti – ha detto il sindaco Delrio – La struttura del Tecnopolo potrà essere operativa nel 2013. Riteniamo che, dopo il vicino Centro internazionale dell’infanzia, questa sia la prima pietra per una conquista sull’area Reggiane di quella Economia della conoscenza che è il presente e il futuro di Reggio. Sappiamo che le imprese hanno già dato la loro disponibilità per nuovi insediamenti, per insediare nell’area Reggiane i loro centri di ricerca. E’ una prospettiva importante, che potrebbe cambiare, anche in questa fase di crisi, il corso della nostra economia”.
“Questa struttura è la prima estensione del Parco della conoscenza, che già vede la realizzazione e il completamento del Centro internazionale Malaguzzi – ha spiegato l’assessore Spadoni – A questo punto del cantiere, si possono vedere la struttura storica, che è stata restaurata sia nelle parti metalliche sia nella pulitura delle murature, oltre ai primi impianti installati per il funzionamento dei laboratori. Dalla prossima settimana si procede con l’installazione della copertura, per arrivare alla fine del cantiere, prevista tra marzo e aprile 2013”.
“La struttura – ha aggiunto l’assessore – rimane integra, si tratta sotto questo aspetto di un restauro conservativo. All’interno verranno poi montati gli elementi in legno, che formeranno i vari ambienti su tre livelli: una parte aperta sul modello di una piazza e una parte riservata a laboratori e uffici dei ricercatori del progetto Tecnopolo, che si trasferiranno qui a lavori conclusi. Attualmente essi sono all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e stanno producendo importanti risultati: il progetto Tecnopolo infatti sul piano della ricerca è già in corso”.
Attiguo al Capannone 19, primo ad essere stato ceduto, si trova il Capannone 18, di circa 7.500 metri quadrati. “Come è stato detto nel corso della recente restituzione dei Gruppi di progetto nell’ambito del Masterplan sull’Area Nord – ha ricordato l’assessore Spadoni – si sta ora lavorando per la cessione anticipata o l’acquisto del Capannone 18, dove potranno trovare spazio altri centri di ricerca sulle Energie rinnovabili da parte di Iren e di società ed imprese che hanno spiegato in quegli incontri di volersi trasferire al Capannone 18, per rafforzare un polo di ricerca reggiano per l’industria. Si materializza così l’idea di un modello di sviluppo che, se rinuncia a essere competitivo, a ricercare ed essere innovativo, in una crisi come quella attuale riduce le proprie possibilità”.
Lo stato dei lavori è stato illustrato dall’architetto Oliva: “Sono stati realizzati le platee (piastre, ndr) di fondazione con le intercapedini per il passaggio della complessa rete impiantistica, e le platee di pavimentazione, il restauro della grande struttura metallica e delle parti murarie, oltre alla rimozione, a inizio lavori, della vecchia copertura. Sono state realizzate inoltre le sottostrutture laterali, dette casematte, che servono ad adempiere alle funzioni tecnologiche. Ora ci accingiamo a realizzare la nuova copertura e tutto quanto riguarda l’illuminazione naturale. Dopo di che, verranno installati tutti i sistemi di separazione degli spazi, con blocchi autoportanti, in legno”.
“Quel che ci si aspettava anche dal punto di vista della teatralità dello spazio e della qualità dei manufatti – ha concluso l’architetto Oliva – sta rispondendo alle aspettative. I tempi sono rispettati e saremo in grado di consegnare i lavori la primavera prossima”.
Prima di dare sostanziale inizio alle lavorazioni edili, sono state svolte azioni di bonifica dei terreni e del tetto del capannone. Si è proceduto alla formazione delle fondazioni.
Le fondazioni sono state realizzate con intercapedini per consentire il passaggio della complessa rete di impianti speciali, necessari per il funzionamento dei laboratori, che è stata posata contestualmente. In tale modo è stato possibile eliminare qualsiasi superfetazione incongruente con l’architettura esistente.
L’esecuzione delle sottofondazioni e dei consolidamenti murari hanno dato seguito a un primo restauro degli apparati murari e in ferro, mediante lavaggi a bassa pressione e trattamenti specifici di consolidamento superficiale. Nell’occasione verrà restaurato il murale effettuato sulle facciate nord e sud dall’artista Blu.
La struttura in ferro di copertura è stata oggetto di sostituzioni di parti ammalorate, utilizzando gli stessi materiali e le stesse tecniche costruttive originali; contemporaneamente sono state eseguite le strutture in cemento armato delle architetture di servizio poste ai lati del fabbricato che ospiteranno tutte le funzioni tecnologiche e di servizio alle attività.
Le fasi successive prevedono l’esecuzione della copertura e dei lucernari lineari, per poi procedere al montaggio delle strutture in legno di ripartizione degli spazi interni. L’impiantistica verrà eseguita durante il prossimo inverno, dopo il montaggio dei serramenti esterni e la conclusione della copertura. A seguire verranno effettuate le sistemazioni esterne e le finiture interne, con l’obiettivo di consegnare i lavori prevedibilmente entro la primavera del 2013.
Il Capannone industriale 19 ex Reparto Sbavatura-Fonderia della ghisa fa parte del complesso produttivo Officine Reggiane, che ha un’estensione di circa 260.000 metri quadrati. Il lotto relativo al Capannone 19 si colloca nella parte ovest del comparto e confina a ovest con piazzale Europa e lo svincolo di via Ramazzini, da cui lo separa il muro di cinta che racchiude tutta l’area delle Officine Reggiane.
Il progetto prevede interventi non invasivi e resi reversibili dai sistemi di costruzione "a secco", che evitano in qualsiasi modo di compromettere l'autenticità dei luoghi, il carattere strutturale, la semplicità/complessità costruttiva, la natura dello spazio, la percezione visiva e la complementarietà ad un chiaro sistema organizzato tipologicamente e figurativamente. L'inserimento di nuove funzioni complesse (laboratori eterogenei, uffici, sale conferenze e spazi espositivi) avviene mediante la collocazione di volumi di legno modulari, flessibili, energeticamente autosufficienti, ecologici in uno spazio libero e recuperato in modo filologico (nel rispetto della storia e architettura originari). Le funzioni di supporto alle attività vengono, invece, ricavate in due ampliamenti esterni, che sottolineano la tipologia basilicale del fabbricato, evitando di compromettere la flessibilità degli spazi interni.
La flessibilità degli spazi interni consente una coesistenza e un’organizzazione delle attività in autonomia le une dalle altre.
Nella struttura troveranno posto:
Intermech - Mectron + En&Tech
13 laboratori, 5 uffici per una superficie complessiva di 1370 metri quadrati
Biogest
5 laboratori, 1 ufficio per una superficie complessiva di 580 metri quadrati
Crpa Lab
6 laboratori, 5 uffici per una superficie complessiva di 660 metri quadrati
Portale della Rete
8 uffici per una superficie complessiva di 370 metri quadrati
una Sala conferenze, una galleria espositiva e un open space Piazza .
La fabbrica dunque come luogo di produzione diventa una fabbrica di produzione di cultura e di ricerca, conservando caratteristiche della vecchia struttura. L’archeologia industriale si attua nel progetto non solo come recupero della struttura architettonica, ma come contenitore che prosegue ideologicamente il vecchio processo produttivo connesso alle Officine Reggiane, all’interno delle nuove produzioni della ricerca applicata.
Le Officine Reggiane, con il quartiere Santa Croce, sono una pietra miliare per la storia dell’industria italiana e della città. L’area è un luogo della memoria, per le esperienze molteplici che l’hanno attraversata e per le aspettative che il futuro dell’area sollecita nella comunità di Reggio.
Nel 1901 le Officine Righi si insediano sull’area ancora periferica di Santa Croce, scelta per il facile raccordo con la stazione centrale delle Ferrovie dello Stato. Nel 1904 avviene poi la trasformazione in Officine meccaniche Reggiane, che si concentrano fin dai primi anni sulla produzione di materiale rotabile ferroviario.
Durante la prima guerra mondiale viene operata una riconversione in senso bellico: si fabbricano cannoni e ogive per proiettili. Alla metà degli anni Trenta, dopo diverse traversie nell’assetto proprietario e l’intervento diretto dello Stato, attraverso il neonato Istituto per la ricostruzione industriale (Iri), le Reggiane vengono inserite nel gruppo Caproni e danno vita ad un vastissimo reparto Avio (con accesso su via Agosti). Da qui escono diversi velivoli di guerra. Sarà questo tipo di produzione bellica, particolarmente apprezzata ed anche temuta, a determinare durante la seconda guerra mondiale la decisione degli Alleati di bombardare a tappeto l’area Reggiane — i reparti, la stazione e non pochi obiettivi civili — il 7 e 8 gennaio 1944.
Le Officine Righi partirono con un primo contingente di 62 operai e si portarono nell’arco di qualche anno, come Omi Reggiane (Omi sta per Officine meccaniche italiane), sul migliaio di dipendenti. Nel primo conflitto mondiale, con la riconversione bellica, gli operai impiegati in fabbrica arrivarono ad essere 5.000 per diventare oltre 11.000 tra il 1941 e il 1942. Un’industria titanica, con un numero di dipendenti analogo a quello di Fiat Mirafiori nella fase di maggiore espansione, in una città che all’epoca contava qualche decina di migliaia di dipendenti.
Tra il 1945 e il 1950, i lavoratori delle Reggiane sono tra i 4.000 e i 5.000. Tra il 1949 e il 1951, la crisi dello stabilimento che si conclude, dopo una dura lotta, con un licenziamento di massa. Dagli anni Cinquanta, gli stabilimenti di Santa Croce hanno tuttavia continuato a produrre materiali ferroviari, gru e grande impiantistica, prima con il gruppo a partecipazione statale Efim e poi nel Gruppo Fantuzzi. Attualmente le attività industriali nell’area sono cessate.
Il Capannone 19, un tempo sede del reparto Sbavatura-Fonderia della ghisa, fa parte di questa storia: una storia che è storia di tutta la città, fatta di lavoro, impresa, ricerca e innovazione. Sono gli stessi contenuti di una vicenda che vuole continuare nel presente e nel futuro, attraverso il Tecnopolo e il Parco dell’innovazione nella stessa area Reggiane.