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''La vera costanza'' di Haydn per la prima volta al Valli


di Nicola Sezzi

Un lungo scroscio di applausi ha premiato la prima data reggiana de “La vera costanza” di Haydn eseguita al teatro Valli mercoledì 3 marzo. Un’opera poco rappresentata, ma che, per il tema piacevole e la durata contenuta (3 ore) può trovare larghi consensi, coinvolgendo anche un pubblico meno abituato al genere.

Forse un po’ debole nel libretto originale, il dramma giocoso in tre atti del compositore austriaco prende forza in scena grazie a costumi ricercati, artisti ben dosati e un’esecuzione sinfonica di qualità.

Il sipario si apre su scenografie evocative che per colori e fattezze ricordano il gusto new gotico e vagamente burlesque di grandi registi cinematografici come Tim Burton e Jake Scott. Ad animarle sette personaggi ben costruiti che prendono vita grazie ad altrettanti cantanti esperti. Non a caso cinque di loro – Federica Carnevale (Rosina), Arianna Donadelli (Lisetta), Anicio Zorzi Giustiniani (Conte Errico), Cosimo Panozzo (Ernesto) e Gianluca Margheri (Villotto) – hanno vinto il XXXIX Concorso internazionale per cantanti “Toti Dal Monte”.
Tra tutti brilla Gianluca Margheri che con la sua interpretazione giocosa, ma mai greve o forzata, di Villotto riesce a strappare più di un sorriso al pubblico, contribuendo a rendere la rappresentazione molto gradevole.

Impeccabile l’esecuzione di José Antonio Montaňo e dell’Orquestra-Escuela de la Sinfònica de Madrid.

Unici grandi assenti dell’opera i figuranti che, eccezion fatta per Gianmarco Giacobini Tiberon (il bambino di Rosetta), ci sono e non ci sono: compaiono come saltimbanchi per manovrare l’affascinante macchina scenica e scompaiono di senza aver dato nulla di più allo spettacolo.

* * *

"La vera costanza", opera raramente rappresentata, del compositore austriaco Haydn va in scena per la prima volta al teatro Valli in due date il 3 e il 5 marzo (ore 20.00).

La storia è un classico del Settecento. Si narra l’amore impossibile tra un conte e una timida fanciulla del popolo, in questo caso una pescatrice – quindi di rango e di ceto assai inferiore – ma che, pur arrossendo di continuo come si confà a una brava fanciulla del popolo degna di rispetto, mostra animo nobile, risoluto, doti di sopportazione superumane e una tenacia davvero invidiabile: da qui il titolo, visto che la nostra Rosina di costanza ne ha da vendere.

Tra il 1753 e il 1791 Haydn scrisse ben 17 opere oltre a diversa musica per il teatro di marionette presente nel parco del castello degli Esterházy. A parte l’entusiasmo di un ristretto numero di festival consacrati al genere, nessuna delle opere del compositore è entrata stabilmente nei repertori favoriti dei teatri. Tuttavia, nella produzione operistica di Haydn, c’è ancora molto da scoprire e da apprezzare: il gusto per il melodiare, la ricchezza armonica, la vitalità ritmica e la ricerca di impasti timbrici orchestrali, che pongono il compositore ad un livello equivalente se non superiore rispetto ai suoi contemporanei.








Ultimo aggiornamento: 04/03/10

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